martedì 12 giugno 2012

Anno di Volontariato Sociale - AVS - Caritas Senigallia e Pastorale Giovanile


Carissimi,
la Caritas Diocesana di Senigallia e la Pastorale Giovanile di Senigallia lanciano l'esperienza di Anno di Volontariato Sociale. 

E' rivolto ai giovani di età tra i 18 e 28 anni. 5 posti.

Puoi richiedere di parteciapre entro il 15 settembre 2012

PER SAPERNE DI PIU'
Caritas Senigallia
Piazza GAribaldi, 3 Senigallia - 071 60274
associazioneilseme@caritassenigallia.it
www.caritassenigallia.it

Centro Sociale "Casa della Gioventù"
via Testaferrata, 13 Senigallia - 071 63676
info@pastoralegiovanilesenigallia.it
www.pastoralegiovanilesenigallia.it


mercoledì 21 marzo 2012

Riflessioni per Giornata della Carità


Caritas diocesana di Senigallia

  – DOMENICA DELLA CARITÀ – Quinta Domenica di Quaresima anno B


Il Vangelo di oggi ci introduce nel mistero della vita di Gesù e di ogni vita: in ebraico “bar” è il “chicco di grano” ma è anche il “figlio”: il chicco di grano deve morire per portare molto frutto, ma anche che il Figlio deve morire per portare molto frutto.  E in questo “morire per vivere” è  rinchiuso pure il segreto della nostra vita: quando riconosciamo e accogliamo la presenza del Signore dentro di noi, negli altri, nelle circostanze della vita, allora sentiamo nascere il coraggio e la forza di lottare, di spenderci, di darci, ci sentiamo parte della vita, perché accogliamo in noi il Dio della vita.  Oggi, ancora una volta, Gesù, vita della nostra vita, si offre a noi sotto i segni del pane e del vino. E noi continuiamo questa catena e questo movimento con l’essere pane e vino per qualcun altro. Qualcuno ci ha alimentato, è stato per noi pane e vino e noi stessi vogliamo essere alimento, cibo per qualcun altro. Che la mia vita sia come il grano e come il vino: dalla vita viene e alla Vita si offre. E’ un dono ricevuto, ed è un dono che va donato.  È la legge del seme. È la logica del Figlio di Dio. È il segreto della vita.

Per questo, è particolarmente appropriato celebrare oggi la Domenica della carità: perché proprio oggi risuonano queste parole di Gesù: “Chi ama la sua vita, la perde”. Colui che è ripiegato su di sé,  sui suoi bisogni, resta solo, perde la sua vita, perché la vita è relazione e amore: chi vuol trattenere il respiro, infatti, finirà soffocato. La vita circola in quanto ricevuta e data per amore, la vita si realizza nel dono di sé. Donandosi e spendendosi per l’altro, l’uomo viene liberato dalla solitudine sterile, che è la chiusura in sé, l’autoreferenzialità, il ripiegamento del cuore su di sé. Noi siamo salvati grazie e attraverso gli altri: essi infatti, permettendoci la relazione, ci immettono nel senso della vita, che consiste appunto nell’incontro, nella relazione, nell’apertura all’alterità, nel dono reciproco.



Il gruppo liturgico e la Caritas parrocchiale, in accordo con chi presiede la celebrazione, provvederanno ai modi concreti per
l          dar modo ad un volontario caritas di condividere la propria esperienza,
l          valorizzare la colletta non solo come dono, ma anche come gesto di maturità cristiana, segno di una consapevolezza ecclesiale che va oltre i confini della propria parrocchia: le offerte raccolte in quel giorno andranno per l’iniziativa diocesana del Fondo di solidarietà,  cui poter attingere per far fronte a situazioni particolari di difficoltà vissute da soggetti residenti sul territorio della nostra diocesi 
l          curare le differenti fasi della celebrazione domenicale per aumentare la comprensione ed il coinvolgimento della comunità:
-   l’accoglienza delle persone che arrivano per partecipare alla celebrazione eucaristica, indicando loro i posti liberi, suggerendo alcune disposizioni particolari (per nuclei familiari o per gruppi di catechesi), allestendo un servizio alternativo per i fanciulli o per i bimbi più piccoli (ad esempio una “omelia” più significativa per loro o un servizio di babysitter per i piccolissimi in ambienti contigui)
-   i canti della celebrazione che saranno anch’essi in tema con la domenica della carità
-  la preghiera dei fedeli preparata per l’occasione evitando di utilizzare quella standard del foglietto della Messa
-  l’offertorio studiato con simboli e gesti specifici e con l’indicazione di alcune finalità particolari cui indirizzare le offerte di varia natura consegnate e che vanno poi distribuite ai poveri
-   il segno della pace proposto come occasione autentica di riconciliazione di incomprensioni, pregiudizi, antichi rancori, inimicizie che spesso intessono le relazioni interpersonali anche dei parrocchiani.

La Caritas parrocchiale progetterà con cura ciò che segue la celebrazione.
La domenica diventa il giorno migliore per visitare gli ammalati e gli anziani, per portare l’Eucaristia agli infermi, per accostare i lontani. La comunità cristiana, che pure proibiva il lavoro festivo, vedeva nella domenica il giorno ideale per realizzare le opere della carità, anche se faticose ed impegnative.
Si darà quindi visibilità, al termine della celebrazione,
·        ai Ministri ausiliari della Comunione Eucaristica che si stanno recando dai malati,
·        al gruppo di giovani che si recheranno, quel giorno stesso, nella casa di Riposo della parrocchia o alla Mensa domenicale o altro che sarà possibile organizzare a partire dalle necessità caritative del territorio…
·        alle famiglie che hanno accettato di invitare a pranzo una persona sola
·         alle famiglie straniere che hanno accettato di invitare a pranzo una famiglia italiana per condividere con loro un piatto tipico della loro terra

SUGGERIMENTI PER LA PREGHIERA DEI FEDELI

Il servizio ai poveri, ai deboli e agli esclusi, ai malati, alla persone sole e senza speranza sia il distintivo del nostro essere credenti
Preghiamo

Per coloro che sono impegnati nel volontariato: sia autentica scuola in cui si impara ad essere costruttori della civiltà dell’amore, capaci di accogliere l’altro nella sua unicità e differenza. Preghiamo

Perché le comunità parrocchiali sostengano con la preghiera e la collaborazione gli operatori Caritas impegnati a livello diocesano, parrocchiale, vicariale a favore dei poveri, nella testimonianza quotidiana dell’amore di Dio Padre per i suoi figli sofferenti, preghiamo;

Cinque per mille a Fondazione Caritas Senigallia Onlus


92022600420
Il numero per aiutarci ad aiutare
Ecco come destinare il cinque per mille alla Fondazione Caritas Senigallia Onlus per la gestione del Centro di Solidarietà “Don Luigi Palazzolo”, della “Casa San Benedetto” e di “Casa Stella” “opere segno della Diocesi di Senigallia.
La Legge finanziaria ha previsto anche per l’anno 2012 la destinazione, in base alla libera scelta del contribuente, di una quota pari al cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, a sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni e fondazioni di promozione sociale.
Tutti i contribuenti possono esprimere la preferenza apponendo la propria firma nell’apposito del CUD 2012,  del 730/1-bis redditi 2011 o dell’UNICO persone fisiche 2012, indicando il codice fiscale della realtà alla quale si vuole desinare il cinque per mille.
La scelta del cinque per mille e quella dell’otto per mille non sono in alcun modo alternative e possono essere effettuate ambedue dalla stessa persona e nella stessa dichiarazione.
Anche che non è tenuto alla presentazione del modello UNICO o non intende presentare il mod. 730, in quanto non ha altri redditi può esprimere la propria scelta con le modalità previste.
Se desideri aiutarci ad aiutare, questa è una nuova forma di solidarietà del tutto gratuita. A te non costa nulla, per noi vale molto, per i nostri ospiti è vitale.

GIORNATA DELLA CARITA' - DOMENICA 25 MARZO 2012


OGGETTO: Giornata Diocesana della Carità Domenica 25 Marzo 2012
Domenica 25 marzo 2012, quinta domenica di quaresima, nella nostra Diocesi di Senigallia si celebra la giornata diocesana della Carità.
Questa è la giornata, unica nel corso dell’anno, in cui non si raccolgono offerte per emergenze specifiche e particolari (ad esempio terremoti ed altre calamità naturali) ma fondi per la gestione delle “opere segno” della Diocesi di Senigallia e nello specifico come abbiamo già fatto dal 2009 per il fondo di solidarietà per le famiglie in difficoltà costituito dal Vescovo Diocesano e affidato per la gestione alla Fondazione Caritas Senigallia Onlus.
È anche la giornata, nell’ambito dell’anno della Missione del Sinodo Diocesano, per una riflessione più approfondita sul nostro essere vicini ai poveri e alle tante persone che oggi sono nel bisogno.
Con preghiera di consegnare all’ufficio Caritas entro il mese di aprile le offerte raccolte, suggerisco di utilizzare le schede allegate per l’animazione delle Celebrazioni cogliendo l’occasione per presentare la Social Caritas.
Ricordo anche che presso l’ufficio Caritas sono disponibili le buste per la raccolta delle offerte. Chi desidera utilizzarle passi a prenderle.
Colgo l’occasione per invitare a partecipare alla veglia dei Missionari Martiri – Sabato 24 marzo 2011 – alle ore 20,00 in Cattedrale di Senigallia
Con l’augurio di una santa quaresima, di una santa Pasqua e di ogni bene.

Senigallia, 21 marzo 2012

Il Direttore                  
Caritas Diocesana di Senigallia
Aldo Piergiovanni, presbitero

martedì 7 febbraio 2012

POPOLO O COACERVO? L’ITALIA IN CERCA DI COESIONE


editoriale di Don Vittoria Nozza - Direttore di Caritas Italiana

C’è un paese intero che attende. È un’Italia dove tanti non si consegnano allo smarrimento e alla logica del declino, ma dove si infittiscono i disagi e cresce l’allarme per lo scoramento, persino mortale, di imprenditori, disoccupati e pensionati, stremati dalla crisi. È un’Italia che conta su segnali e scelte chiare. La palude è stata creata, in primo luogo, da errori precisi: proliferazione di conflitti di interesse, rendite parassitarie, privilegi ingiustificati, sprechi, elusioni ed evasioni assortite. Il gioco – il futuro nostro e dei giovani – vale la candela. Ma alla condizione che ampio sia il campo delle riforme di sistema da portare a termine e ampio sia il lavorare assieme con convinzione, per rafforzare nell'opinione pubblica l’adesione positiva a quest’opera di ricostruzione. Nessuno è, e può sentirsi, escluso: magistrati e tassisti,avvocati e grandi imprese, super burocrati e dirigenti di aziende municipalizzate, farmacisti e sindacalisti, evasori fiscali e politici…
Retrogusto agro
Alla cassa un’anziana signora mette via una spesa frugale e si sfoga con la giovane cassiera: «Con la pensione che ho, non è un gran vivere…». La ragazza non trattiene una battuta amara: «Si contenti, signora, che almeno lei una pensione ce l’ha». C’è un retrogusto agro, in questi mesi, nelle parole della gente. C’è un malessere che indurrebbe a cambiar canale, quando va in onda il tg. E non è solo per la crisi, per i tagli, i sacrifici. È qualcosa di più: è nello scoprirsi tutti più poveri. È un protestare collettivo ma frammentato, in tante parti quanti, si direbbe, sono gli interessi. Insorge chi era al traguardo della pensione, insorgono certi sindaci che invitano a non pagare l’Imu, insorgono i sindacati (a volte uniti a volte sparpagliati) in difesa di un lavoro che va “garantito”; ma a maggior ragione potrebbero insorgere i giovani che nel precariato rischiano di invecchiare. Tutto legittimo. Ma inquieta la sensazione che si possa arrivare a essere tutti contro tutti, anziché tutti insieme. Più che un popolo, un coacervo di corporazioni, categorie, bande in contrasto fra loro. Siamo un popolo, o solo milioni di persone che vivono negli stessi confini? La politica ha avviato alcune scelte. Altre ne andranno opportunamente messe in atto. Potranno produrre risultati soltanto se sostenute dai cittadini, dalla grande maggioranza del paese, anche da coloro che avrebbero buone ragioni e legittimi  interessi per protestare, o per chiedere altre strategie e altre soluzioni, più efficienti e più eque. Ma dobbiamo essere coscienti che qui si tratta di andare in soccorso di chi su una montagna, irta e difficile, è caduto in disgrazia. Ciò che è certo, è che la durata sarà lunga: questa crisi chiederà diversi anni, prima di essere
in qualche modo superata. E comunque, una volta deciso l’intervento, occorre lavorare tutti nella stessa direzione, operare tutti per il salvataggio. Poiché se quella comunità di persone non è coesa e con-corde, se non coopera, non solo tutto diventa terribilmente più complicato, ma si rischia seriamente di non realizzare il salvataggio. Oggi la nostra Italia ha senz'altro bisogno di strumenti tecnici e di equità, ma ha bisogno anche di concordia (stesso cuore e corda) tra i cittadini. Oggi c’è bisogno di una nuova responsabilità sociale, da parte di ogni cittadino.
Addestrati alla sobrietà
Bentornata, intanto, alla politica. La prolungata, falsa rappresentazione di uno stile di vita omologato nel consumo di massa non regge più quando lo stato, per non fallire, è costretto a mettersi alla caccia della ricchezza nascosta. Certo, chi ha protetto finora la ricchezza nascosta, addirittura esaltandola come risorsa, fatica a riconoscerla per quella che è: una vera e propria piaga nazionale. Ma ora che le ricette anticrisi incidono profondamente sul reddito e sul risparmio dei cittadini, torna a contare in politica la nozione della giustizia sociale, fino a ieri oltraggiata. Il lusso ostentato fino a ieri come dimostrazione del proprio potere, diviene un handicap. Bentornata alla politica. E niente paura per chi non evade, ed è addestrato alla sobrietà.
Et de hoc satis.

martedì 31 gennaio 2012

Presentato il Rapporto Diocesano delle Povertà “Carità e missione. Documento di riflessione sulle povertà e le fragilità”


 “La carità per essere efficace deve conoscere approfonditamente le situazioni concrete di povertà. Di qui il senso di questa indagine, realizzata seguendo il metodo della Caritas che si fonda sul vedere, giudicare e poi agire.” Così il Vescovo di Senigallia, Mons. Giuseppe Orlandoni ha aperto l'incontro alla Chiesa dei Cancelli di venerdì 27 gennaio, in cui è stato presentato il Rapporto Diocesano delle Povertà “Carità e missione. Documento di riflessione sulle povertà e le fragilità.”
Il Direttore della Caritas di Senigallia, don Aldo Piergiovanni, ha sottolineato come questo lavoro, che si inserisce nel cammino del Sinodo diocesano, rappresenti non solo un documento di riflessione, ma anche di formazione, perché, proprio dal Sinodo diocesano, è emerso che la carità viene ancora intesa come iniziativa pratica e non nella sua pienezza evangelica e che c'è scarsa preparazione di fronte alle nuove forme di povertà e alle loro cause.  L'invito del Sinodo è di promuovere l'uscita dai percorsi di sofferenza per rendere autonome le persone in difficoltà e di evidenziare il legame profondo tra catechesi e carità.
All'incontro era presente anche Mons. Giuseppe Merisi, Vescovo di Lodi e Presidente di Caritas Italiana, che ha proposto una riflessione pastorale su Povertà e Fragilità, partendo da cosa pensa il Signore Gesù su povertà e carità, cosa ne pensa la Chiesa e cosa possiamo fare concretamente nelle diocesi. Citando più passi dei Vangeli, in particolare Matteo, ha sottolineato la necessità di amare il prossimo, nel senso di venire incontro alle necessità degli altri, che sono fragili, in difficoltà. Questa condizione di fragilità è legata non solo alla mancanza di mezzi ma anche di altro. La possiamo vedere nella persistenza dell'illegalità, nello sfruttamento del lavoro degli immigrati, nella dipendenza, nella diversa abilità, nella delinquenza minorile, nella condizione dei carcerati, nella negazione della vita e della dignità, e in molte altre situazioni. Vivere la fede significa guardare con occhi di bontà gli ultimi, gli emarginati, coloro che si trovano in condizione di fragilità, in difficoltà.
I dati ISTAT confermano la tendenza all'impoverimento delle famiglie. C'è forte criticità dell'occupazione che colpisce soprattutto i giovani. Il volto della povertà sta cambiando a causa di problemi occupazionali, familiari, abitativi. Emergono nuove povertà giovanili, c'è nuova emergenza degli immigrati, e molto altro. Come rispondere a questa difficoltà? La Caritas è invitata ad offrire percorsi attraverso i volontari per educare i giovani alla responsabilità, per la formazione permanente. Questa impegno pedagogico è un valore fondamentale a servizio del territorio. Un altro valore è la testimonianza: bisogna guardare con occhi di bontà a tutte le persone con cui viviamo, poi all'emarginato. Bisogna sentirsi dentro uno spirito di comunità. La Caritas insieme alle altre associazioni intende offrire la capacità di un percorso ai giovani per mettersi a disposizione. Occorre promuovere il bene comune a partire dalla carità, rimuovendo gli ostacoli che impediscono di impegnarsi nel rispetto delle reciproche responsabilità, a partire dai poveri e dagli ultimi.
Il Professor Emanuele Pavolini dell'Università degli Studi di Macerata ha analizzato i dati dello studio, sottolineando alcuni aspetti importanti. Anche se la situazione in Italia nei prossimi anni peggiorerà, ci sono dati positivi. Il primo “tesoro sociale” è rappresentato da questi dati: 400 volontari nel nostro territorio, 28 parrocchie che distribuiscono alimenti, 35 Caritas parrocchiali, 275 mila euro elargiti dal Fondo di solidarietà nel periodo 2009-2011. Il numero dei volontari è una forza estremamente rilevante. 7000 persone su 130000 abitanti di questa diocesi sono state contattate dalla Caritas, quindi 1 persona su 20 si trova in difficoltà. Fare volontariato significa anche contribuire al Fondo di solidarietà e ben 1300 famiglie, molte delle quali non in buone condizioni economiche, fanno donazioni mensili al fondo. Questa solidarietà ci può aiutare ad affrontare i tempi duri.
Un altro aspetto positivo riguarda la sinergia con le istituzioni pubbliche e con le imprese. Il progetto FARIS mette in campo una collaborazione efficace fra Fiorini Industrial Packaging, il Comune, la Caritas e l'Università Politecnica delle Marche sul programma di ricerca triennale dal titolo “La responsabilità sociale di impresa in un'ottica integrata: Le famiglie a rischio di disagio nel Comune di Senigallia”. Le sfide vanno affrontate in un'ottica sinergica, in cui ognuno dà il proprio contributo, senza per questo pensare che le amministrazioni pubbliche fanno un passo indietro, perché il volontariato lavora meglio laddove c'è un'amministrazione pubblica forte. Naturalmente la Caritas diocesana non si può sostituirsi al ruolo degli enti pubblici nel rispondere a tutti i bisogni della popolazione, né tale istituzione è l'unica nel campo del mondo del volontariato e del terzo settore ad occuparsi di temi inerenti le politiche sociali.
Un dato molto preoccupante, emerso dall'indagine, riguarda il ritorno degli italiani fra gli utenti della Caritas. Prima erano pochissimi, ma negli ultimi anni il 48% degli interventi ha riguardato famiglie italiane. C'è inoltre il ritorno di famiglie di immigrati, che erano state aiutate dalla Caritas molti anni fa ed erano diventate autonome, ma ora sono di nuovo in difficoltà. Un altro elemento di grave preoccupazione riguarda le reti parentali. Anni fa, in momenti di crisi le reti parentali erano di aiuto, ora invece “saltano” i meccanismi di redistribuzione e di compensazione interni alle reti familiari. Le giovani coppie, che a mala pena riescono a sostenersi economicamente, difficilmente possono venire in aiuto dei genitori anziani, in presenza di difficoltà economiche o di salute. Le coppie in età centrale faticano a farsi carico sia dei genitori anziani che delle necessità dei figli in uscita dal nucleo familiare. In molti casi le famiglie da risorse diventano problema. Il 4-5% delle famiglie si impoveriscono per spese sanitarie che spesso sono legate all'invecchiamento. Addirittura molti rinunciano a farsi curare.
Cominciano ad esserci coppie che non si separano per non diventare poveri.
Un altro dato preoccupante è che cresce l'indebitamento di molte famiglie e una fetta di questo deriva da spese non necessarie, come spese per cerimonie, alle quali non sono disposte a rinunciare per motivi culturali o di legittimazione sociale. Il problema si pone anche per spese voluttuarie, come televisori al plasma o cellulari.
Sta emergendo, inoltre, un'altra categoria di soggetti a rischio di disagio: le famiglie numerose provenienti dai comuni del Sud Italia, prive, nel contesto locale, di reti parentali sulle quali fare affidamento per sostegno economico e per la cura dei figli.
La crisi colpisce sempre più fasce di popolazione non abituate e silenti, che non parlano dei problemi. Questa è la povertà nella “normalità”. Si sta passando da un modello di sviluppo economico fondato sul cosiddetto lavoro salariale, a tempo indeterminato e alle dipendenze, ad un modello caratterizzato dalla flessibilità e alla adattabilità immediata, a detrimento della sicurezza del posto di lavoro tipica del passato.
Un altro elemento di mutamento riguarda le dinamiche interne della famiglia che mostra segni di instabilità e di difficoltà di funzionamento, dalla diminuzione del tasso di natalità alla crescente instabilità coniugale. Accanto a questo, anche il modello di welfare pubblico mostra importanti criticità: nel nostro territorio, come nel resto d'Italia, la risposta pubblica ai bisogni degli anziani, famiglie con minori, famiglie in cerca di abitazione, immigrati e persone in difficoltà è insufficiente. Stiamo assistendo ad un cambiamento nelle caratteristiche della domanda sociale e dei bisogni non solo quantitativa ma anche qualitativa. Nei prossimi anni dovremo aiutare persone con problemi economici ma che mascherano altri disagi. Vanno aiutate nel come spendere i soldi. Si pone il problema di offrire una forma di educazione per fare spese in modo responsabile. Non occorre solo un sostegno economico o spirituale, ma anche cognitivo. E questa è una grande sfida da affrontare con strumenti adeguati, con la conoscenza e la formazione.



Barbara Assanti
 Ufficio Stampa Caritas Diocesana

mercoledì 25 gennaio 2012

Rapporto Povertà Caritas Diocesana di Senigallia


La Caritas Diocesana di Senigallia questo venerdì 27 gennaio 2012 alle ore 21.00 - presso l'autiorium Chiesa dei Cancelli -presenterà il rapporto diocesano sulle povertà.
L'appuntamento reintra all'interno del cammino Sinodale della nostra Chiesa; ci aiuteranno nella riflessione S.E. Mons. Giuseppe Merisi, Vescovo di Lodi e Presidente di Caritas Italiana ed il prof. Emanuele Pavolini dell'Università di Macerata.