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giovedì 14 giugno 2012

40 anni di CARITAS SENIGALLIA: GRANDE FESTA l'1/07/12


Il prossimo 1 Luglio 2012 la Caritas Diocesana di Senigallia compirà 40 anni.  Essa è stata infatti istituita dal vescovo emerito Mons. Odo Fusi-Pecci il primo luglio 1972.
Festeggeremo il suo 40° compleanno domenica 01 Luglio 2012 presso l’Agriturismo “La Giara”,  via San Paterniano n° 1 a Serra De' Conti.
 Ci aiuteranno nella riflessione i Direttori della Caritas Diocesana di Senigallia che si sono alternati alla guida di quest’ufficio pastorale dal 1972 ad oggi, sarà anche un importante momento per presentarVi la nuova strutturazione e le ultime iniziative della Caritas Diocesana.
Il PROGRAMMA della giornata è il seguente:
ore 16.00/16.30: arrivi ed accoglienze
ore 17.00:  tavola rotonda: “i direttori raccontano”, con le testimonianze dei direttori della Caritas Diocesana di Senigallia dal 1972 ad oggi
ore 18.30: presentazione della Cooperativa Sociale “Undicesimaora” e delle attività in corso
Ore 18.45: conclusioni del Vescovo diocesano e Presidente della Caritas Diocesana Mons. Giuseppe Orlandoni
Ore 19.00: momento conviviale per cena.
Ci piacerebbe foste tutti presenti per l'iniziativa, vi prego di estendere l'invito ai vostri cari e familiari, oltre a tutti i volontari che in questi 40 anni hanno contribuito con il loro tempo a creare la Caritas così come oggi noi la conosciamo.
Al fine di poter organizzare al meglio l’evento (e la cena in particolar modo) vi prego di comunicarci entro e non oltre il 24 giugno la vostra presenza. 
A disposizione per qualunque info! 



mercoledì 21 marzo 2012

Riflessioni per Giornata della Carità


Caritas diocesana di Senigallia

  – DOMENICA DELLA CARITÀ – Quinta Domenica di Quaresima anno B


Il Vangelo di oggi ci introduce nel mistero della vita di Gesù e di ogni vita: in ebraico “bar” è il “chicco di grano” ma è anche il “figlio”: il chicco di grano deve morire per portare molto frutto, ma anche che il Figlio deve morire per portare molto frutto.  E in questo “morire per vivere” è  rinchiuso pure il segreto della nostra vita: quando riconosciamo e accogliamo la presenza del Signore dentro di noi, negli altri, nelle circostanze della vita, allora sentiamo nascere il coraggio e la forza di lottare, di spenderci, di darci, ci sentiamo parte della vita, perché accogliamo in noi il Dio della vita.  Oggi, ancora una volta, Gesù, vita della nostra vita, si offre a noi sotto i segni del pane e del vino. E noi continuiamo questa catena e questo movimento con l’essere pane e vino per qualcun altro. Qualcuno ci ha alimentato, è stato per noi pane e vino e noi stessi vogliamo essere alimento, cibo per qualcun altro. Che la mia vita sia come il grano e come il vino: dalla vita viene e alla Vita si offre. E’ un dono ricevuto, ed è un dono che va donato.  È la legge del seme. È la logica del Figlio di Dio. È il segreto della vita.

Per questo, è particolarmente appropriato celebrare oggi la Domenica della carità: perché proprio oggi risuonano queste parole di Gesù: “Chi ama la sua vita, la perde”. Colui che è ripiegato su di sé,  sui suoi bisogni, resta solo, perde la sua vita, perché la vita è relazione e amore: chi vuol trattenere il respiro, infatti, finirà soffocato. La vita circola in quanto ricevuta e data per amore, la vita si realizza nel dono di sé. Donandosi e spendendosi per l’altro, l’uomo viene liberato dalla solitudine sterile, che è la chiusura in sé, l’autoreferenzialità, il ripiegamento del cuore su di sé. Noi siamo salvati grazie e attraverso gli altri: essi infatti, permettendoci la relazione, ci immettono nel senso della vita, che consiste appunto nell’incontro, nella relazione, nell’apertura all’alterità, nel dono reciproco.



Il gruppo liturgico e la Caritas parrocchiale, in accordo con chi presiede la celebrazione, provvederanno ai modi concreti per
l          dar modo ad un volontario caritas di condividere la propria esperienza,
l          valorizzare la colletta non solo come dono, ma anche come gesto di maturità cristiana, segno di una consapevolezza ecclesiale che va oltre i confini della propria parrocchia: le offerte raccolte in quel giorno andranno per l’iniziativa diocesana del Fondo di solidarietà,  cui poter attingere per far fronte a situazioni particolari di difficoltà vissute da soggetti residenti sul territorio della nostra diocesi 
l          curare le differenti fasi della celebrazione domenicale per aumentare la comprensione ed il coinvolgimento della comunità:
-   l’accoglienza delle persone che arrivano per partecipare alla celebrazione eucaristica, indicando loro i posti liberi, suggerendo alcune disposizioni particolari (per nuclei familiari o per gruppi di catechesi), allestendo un servizio alternativo per i fanciulli o per i bimbi più piccoli (ad esempio una “omelia” più significativa per loro o un servizio di babysitter per i piccolissimi in ambienti contigui)
-   i canti della celebrazione che saranno anch’essi in tema con la domenica della carità
-  la preghiera dei fedeli preparata per l’occasione evitando di utilizzare quella standard del foglietto della Messa
-  l’offertorio studiato con simboli e gesti specifici e con l’indicazione di alcune finalità particolari cui indirizzare le offerte di varia natura consegnate e che vanno poi distribuite ai poveri
-   il segno della pace proposto come occasione autentica di riconciliazione di incomprensioni, pregiudizi, antichi rancori, inimicizie che spesso intessono le relazioni interpersonali anche dei parrocchiani.

La Caritas parrocchiale progetterà con cura ciò che segue la celebrazione.
La domenica diventa il giorno migliore per visitare gli ammalati e gli anziani, per portare l’Eucaristia agli infermi, per accostare i lontani. La comunità cristiana, che pure proibiva il lavoro festivo, vedeva nella domenica il giorno ideale per realizzare le opere della carità, anche se faticose ed impegnative.
Si darà quindi visibilità, al termine della celebrazione,
·        ai Ministri ausiliari della Comunione Eucaristica che si stanno recando dai malati,
·        al gruppo di giovani che si recheranno, quel giorno stesso, nella casa di Riposo della parrocchia o alla Mensa domenicale o altro che sarà possibile organizzare a partire dalle necessità caritative del territorio…
·        alle famiglie che hanno accettato di invitare a pranzo una persona sola
·         alle famiglie straniere che hanno accettato di invitare a pranzo una famiglia italiana per condividere con loro un piatto tipico della loro terra

SUGGERIMENTI PER LA PREGHIERA DEI FEDELI

Il servizio ai poveri, ai deboli e agli esclusi, ai malati, alla persone sole e senza speranza sia il distintivo del nostro essere credenti
Preghiamo

Per coloro che sono impegnati nel volontariato: sia autentica scuola in cui si impara ad essere costruttori della civiltà dell’amore, capaci di accogliere l’altro nella sua unicità e differenza. Preghiamo

Perché le comunità parrocchiali sostengano con la preghiera e la collaborazione gli operatori Caritas impegnati a livello diocesano, parrocchiale, vicariale a favore dei poveri, nella testimonianza quotidiana dell’amore di Dio Padre per i suoi figli sofferenti, preghiamo;

Cinque per mille a Fondazione Caritas Senigallia Onlus


92022600420
Il numero per aiutarci ad aiutare
Ecco come destinare il cinque per mille alla Fondazione Caritas Senigallia Onlus per la gestione del Centro di Solidarietà “Don Luigi Palazzolo”, della “Casa San Benedetto” e di “Casa Stella” “opere segno della Diocesi di Senigallia.
La Legge finanziaria ha previsto anche per l’anno 2012 la destinazione, in base alla libera scelta del contribuente, di una quota pari al cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, a sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni e fondazioni di promozione sociale.
Tutti i contribuenti possono esprimere la preferenza apponendo la propria firma nell’apposito del CUD 2012,  del 730/1-bis redditi 2011 o dell’UNICO persone fisiche 2012, indicando il codice fiscale della realtà alla quale si vuole desinare il cinque per mille.
La scelta del cinque per mille e quella dell’otto per mille non sono in alcun modo alternative e possono essere effettuate ambedue dalla stessa persona e nella stessa dichiarazione.
Anche che non è tenuto alla presentazione del modello UNICO o non intende presentare il mod. 730, in quanto non ha altri redditi può esprimere la propria scelta con le modalità previste.
Se desideri aiutarci ad aiutare, questa è una nuova forma di solidarietà del tutto gratuita. A te non costa nulla, per noi vale molto, per i nostri ospiti è vitale.

GIORNATA DELLA CARITA' - DOMENICA 25 MARZO 2012


OGGETTO: Giornata Diocesana della Carità Domenica 25 Marzo 2012
Domenica 25 marzo 2012, quinta domenica di quaresima, nella nostra Diocesi di Senigallia si celebra la giornata diocesana della Carità.
Questa è la giornata, unica nel corso dell’anno, in cui non si raccolgono offerte per emergenze specifiche e particolari (ad esempio terremoti ed altre calamità naturali) ma fondi per la gestione delle “opere segno” della Diocesi di Senigallia e nello specifico come abbiamo già fatto dal 2009 per il fondo di solidarietà per le famiglie in difficoltà costituito dal Vescovo Diocesano e affidato per la gestione alla Fondazione Caritas Senigallia Onlus.
È anche la giornata, nell’ambito dell’anno della Missione del Sinodo Diocesano, per una riflessione più approfondita sul nostro essere vicini ai poveri e alle tante persone che oggi sono nel bisogno.
Con preghiera di consegnare all’ufficio Caritas entro il mese di aprile le offerte raccolte, suggerisco di utilizzare le schede allegate per l’animazione delle Celebrazioni cogliendo l’occasione per presentare la Social Caritas.
Ricordo anche che presso l’ufficio Caritas sono disponibili le buste per la raccolta delle offerte. Chi desidera utilizzarle passi a prenderle.
Colgo l’occasione per invitare a partecipare alla veglia dei Missionari Martiri – Sabato 24 marzo 2011 – alle ore 20,00 in Cattedrale di Senigallia
Con l’augurio di una santa quaresima, di una santa Pasqua e di ogni bene.

Senigallia, 21 marzo 2012

Il Direttore                  
Caritas Diocesana di Senigallia
Aldo Piergiovanni, presbitero

martedì 31 gennaio 2012

Presentato il Rapporto Diocesano delle Povertà “Carità e missione. Documento di riflessione sulle povertà e le fragilità”


 “La carità per essere efficace deve conoscere approfonditamente le situazioni concrete di povertà. Di qui il senso di questa indagine, realizzata seguendo il metodo della Caritas che si fonda sul vedere, giudicare e poi agire.” Così il Vescovo di Senigallia, Mons. Giuseppe Orlandoni ha aperto l'incontro alla Chiesa dei Cancelli di venerdì 27 gennaio, in cui è stato presentato il Rapporto Diocesano delle Povertà “Carità e missione. Documento di riflessione sulle povertà e le fragilità.”
Il Direttore della Caritas di Senigallia, don Aldo Piergiovanni, ha sottolineato come questo lavoro, che si inserisce nel cammino del Sinodo diocesano, rappresenti non solo un documento di riflessione, ma anche di formazione, perché, proprio dal Sinodo diocesano, è emerso che la carità viene ancora intesa come iniziativa pratica e non nella sua pienezza evangelica e che c'è scarsa preparazione di fronte alle nuove forme di povertà e alle loro cause.  L'invito del Sinodo è di promuovere l'uscita dai percorsi di sofferenza per rendere autonome le persone in difficoltà e di evidenziare il legame profondo tra catechesi e carità.
All'incontro era presente anche Mons. Giuseppe Merisi, Vescovo di Lodi e Presidente di Caritas Italiana, che ha proposto una riflessione pastorale su Povertà e Fragilità, partendo da cosa pensa il Signore Gesù su povertà e carità, cosa ne pensa la Chiesa e cosa possiamo fare concretamente nelle diocesi. Citando più passi dei Vangeli, in particolare Matteo, ha sottolineato la necessità di amare il prossimo, nel senso di venire incontro alle necessità degli altri, che sono fragili, in difficoltà. Questa condizione di fragilità è legata non solo alla mancanza di mezzi ma anche di altro. La possiamo vedere nella persistenza dell'illegalità, nello sfruttamento del lavoro degli immigrati, nella dipendenza, nella diversa abilità, nella delinquenza minorile, nella condizione dei carcerati, nella negazione della vita e della dignità, e in molte altre situazioni. Vivere la fede significa guardare con occhi di bontà gli ultimi, gli emarginati, coloro che si trovano in condizione di fragilità, in difficoltà.
I dati ISTAT confermano la tendenza all'impoverimento delle famiglie. C'è forte criticità dell'occupazione che colpisce soprattutto i giovani. Il volto della povertà sta cambiando a causa di problemi occupazionali, familiari, abitativi. Emergono nuove povertà giovanili, c'è nuova emergenza degli immigrati, e molto altro. Come rispondere a questa difficoltà? La Caritas è invitata ad offrire percorsi attraverso i volontari per educare i giovani alla responsabilità, per la formazione permanente. Questa impegno pedagogico è un valore fondamentale a servizio del territorio. Un altro valore è la testimonianza: bisogna guardare con occhi di bontà a tutte le persone con cui viviamo, poi all'emarginato. Bisogna sentirsi dentro uno spirito di comunità. La Caritas insieme alle altre associazioni intende offrire la capacità di un percorso ai giovani per mettersi a disposizione. Occorre promuovere il bene comune a partire dalla carità, rimuovendo gli ostacoli che impediscono di impegnarsi nel rispetto delle reciproche responsabilità, a partire dai poveri e dagli ultimi.
Il Professor Emanuele Pavolini dell'Università degli Studi di Macerata ha analizzato i dati dello studio, sottolineando alcuni aspetti importanti. Anche se la situazione in Italia nei prossimi anni peggiorerà, ci sono dati positivi. Il primo “tesoro sociale” è rappresentato da questi dati: 400 volontari nel nostro territorio, 28 parrocchie che distribuiscono alimenti, 35 Caritas parrocchiali, 275 mila euro elargiti dal Fondo di solidarietà nel periodo 2009-2011. Il numero dei volontari è una forza estremamente rilevante. 7000 persone su 130000 abitanti di questa diocesi sono state contattate dalla Caritas, quindi 1 persona su 20 si trova in difficoltà. Fare volontariato significa anche contribuire al Fondo di solidarietà e ben 1300 famiglie, molte delle quali non in buone condizioni economiche, fanno donazioni mensili al fondo. Questa solidarietà ci può aiutare ad affrontare i tempi duri.
Un altro aspetto positivo riguarda la sinergia con le istituzioni pubbliche e con le imprese. Il progetto FARIS mette in campo una collaborazione efficace fra Fiorini Industrial Packaging, il Comune, la Caritas e l'Università Politecnica delle Marche sul programma di ricerca triennale dal titolo “La responsabilità sociale di impresa in un'ottica integrata: Le famiglie a rischio di disagio nel Comune di Senigallia”. Le sfide vanno affrontate in un'ottica sinergica, in cui ognuno dà il proprio contributo, senza per questo pensare che le amministrazioni pubbliche fanno un passo indietro, perché il volontariato lavora meglio laddove c'è un'amministrazione pubblica forte. Naturalmente la Caritas diocesana non si può sostituirsi al ruolo degli enti pubblici nel rispondere a tutti i bisogni della popolazione, né tale istituzione è l'unica nel campo del mondo del volontariato e del terzo settore ad occuparsi di temi inerenti le politiche sociali.
Un dato molto preoccupante, emerso dall'indagine, riguarda il ritorno degli italiani fra gli utenti della Caritas. Prima erano pochissimi, ma negli ultimi anni il 48% degli interventi ha riguardato famiglie italiane. C'è inoltre il ritorno di famiglie di immigrati, che erano state aiutate dalla Caritas molti anni fa ed erano diventate autonome, ma ora sono di nuovo in difficoltà. Un altro elemento di grave preoccupazione riguarda le reti parentali. Anni fa, in momenti di crisi le reti parentali erano di aiuto, ora invece “saltano” i meccanismi di redistribuzione e di compensazione interni alle reti familiari. Le giovani coppie, che a mala pena riescono a sostenersi economicamente, difficilmente possono venire in aiuto dei genitori anziani, in presenza di difficoltà economiche o di salute. Le coppie in età centrale faticano a farsi carico sia dei genitori anziani che delle necessità dei figli in uscita dal nucleo familiare. In molti casi le famiglie da risorse diventano problema. Il 4-5% delle famiglie si impoveriscono per spese sanitarie che spesso sono legate all'invecchiamento. Addirittura molti rinunciano a farsi curare.
Cominciano ad esserci coppie che non si separano per non diventare poveri.
Un altro dato preoccupante è che cresce l'indebitamento di molte famiglie e una fetta di questo deriva da spese non necessarie, come spese per cerimonie, alle quali non sono disposte a rinunciare per motivi culturali o di legittimazione sociale. Il problema si pone anche per spese voluttuarie, come televisori al plasma o cellulari.
Sta emergendo, inoltre, un'altra categoria di soggetti a rischio di disagio: le famiglie numerose provenienti dai comuni del Sud Italia, prive, nel contesto locale, di reti parentali sulle quali fare affidamento per sostegno economico e per la cura dei figli.
La crisi colpisce sempre più fasce di popolazione non abituate e silenti, che non parlano dei problemi. Questa è la povertà nella “normalità”. Si sta passando da un modello di sviluppo economico fondato sul cosiddetto lavoro salariale, a tempo indeterminato e alle dipendenze, ad un modello caratterizzato dalla flessibilità e alla adattabilità immediata, a detrimento della sicurezza del posto di lavoro tipica del passato.
Un altro elemento di mutamento riguarda le dinamiche interne della famiglia che mostra segni di instabilità e di difficoltà di funzionamento, dalla diminuzione del tasso di natalità alla crescente instabilità coniugale. Accanto a questo, anche il modello di welfare pubblico mostra importanti criticità: nel nostro territorio, come nel resto d'Italia, la risposta pubblica ai bisogni degli anziani, famiglie con minori, famiglie in cerca di abitazione, immigrati e persone in difficoltà è insufficiente. Stiamo assistendo ad un cambiamento nelle caratteristiche della domanda sociale e dei bisogni non solo quantitativa ma anche qualitativa. Nei prossimi anni dovremo aiutare persone con problemi economici ma che mascherano altri disagi. Vanno aiutate nel come spendere i soldi. Si pone il problema di offrire una forma di educazione per fare spese in modo responsabile. Non occorre solo un sostegno economico o spirituale, ma anche cognitivo. E questa è una grande sfida da affrontare con strumenti adeguati, con la conoscenza e la formazione.



Barbara Assanti
 Ufficio Stampa Caritas Diocesana

mercoledì 25 gennaio 2012

Rapporto Povertà Caritas Diocesana di Senigallia


La Caritas Diocesana di Senigallia questo venerdì 27 gennaio 2012 alle ore 21.00 - presso l'autiorium Chiesa dei Cancelli -presenterà il rapporto diocesano sulle povertà.
L'appuntamento reintra all'interno del cammino Sinodale della nostra Chiesa; ci aiuteranno nella riflessione S.E. Mons. Giuseppe Merisi, Vescovo di Lodi e Presidente di Caritas Italiana ed il prof. Emanuele Pavolini dell'Università di Macerata.



sabato 26 novembre 2011

UNA SETTIMANA AL SERMIG DI TORINO


UNA SETTIMANA AL SERMIG DI TORINO
Esperienza dei ragazzi in servizio civile nella Caritas di Senigallia  vissuta a fine ottobre

Quando entri nell' Arsenale della Pace, in piazza Borgo Dora a Torino, ti sembra di trovarti in un' oasi, isolata e del tutto discordante con il resto della città e con il quartiere circostante, che gode di una reputazione pessima.
L' immensa struttura, una vecchia fabbrica di armi della seconda guerra mondiale, all' esterno rude e apparentemente in rovina, ospita in realtà un ambiente cordiale, ospitale e fraterno, che ti fa sentire subito parte di quella che è l' anima del Sermig (servizio missionario giovani), e cioè le persone che ne fanno parte.
La nostra settimana qui inizia così, con alcune perplessità su quello che avremmo trovato, affrontato e vissuto. Un membro della fraternità della speranza (così è definito il gruppo di persone che ha scelto di fare del' arsenale la propria casa e del Sermig il fulcro della propria vita) ci accoglie a braccia aperte e ci introduce in quella che è l' ospiteria, una sorta di "mini-albergo" dove vengono ospitati studenti universitari, famiglie con bambini con difficoltà, o ragazzi che come noi scelgono di passare del tempo all'arsenale.
Il tempo di sistemare le valigie e veniamo subito accompagnati in una delle mense, tutte al servizio sia degli ospiti che dei volontari. Dopo il pranzo ci aspetta un giro di esplorazione; l' arsenale è veramente immenso, al suo interno troviamo un centro di accoglienza femminile, uno maschile, e uno per rifugiati politici,sale riunioni, uffici, un ampio cortile ornato di edera su tutte le facciate, un attrezzatissimo studio di registrazione e persino una piccola università per artigiani e restauratori, oltre a varie strutture di servizio alla persona. Proprio queste strutture hanno colpito la nostra attenzione: in primo luogo l' insieme di ambulatori medici specializzati, attrezzatissimi e usufruibili da tutti con un simbolico contributo di 1 euro; poi l' asilo nido del' arsenale, che ospita bambini di varie nazionalità per favorire una maggiore integrazione tra le famiglie, che attraverso i loro piccoli trovano un importante chiave di dialogo.
Dentro l' arsenale regna un clima di estrema cordialità tra tutti: i membri della fraternità fanno di tutto per farti sentire accolto. Partecipiamo al loro incontro del martedì, in cui si affronta un preciso tema di attualità e si aprono le porte dell' arsenale a tutta la città e ci accompagnano addirittura in una parrocchia vicina, dove partecipiamo ad un incontro con Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, momento di grande profondità e che ci permette di riflettere a fondo su quello che può essere il nostro ruolo per un mondo migliore.
Per tutta la settimana svolgiamo alcune ore al giorno di servizio (smistamento di vestiti, di cibi o organizzazione di incontri per gruppi delle scuole),che ci fanno capire bene qual è in realtà il punto di inizio di tutte le attività del Sermig, e cioè il fornire aiuti concreti alle persone in difficoltà e a chi a sua volta si imbarca in missioni di pace e di aiuto.
A fine settimana, stanchi ma contenti, ce ne torniamo a casa con il nostro nuovo bagaglio di esperienze fatte in questi giorni, sguardi che ci hanno riempito il cuore e la consapevolezza che anche partendo da poco, se ci si crede, si può costruire tanto. Basti pensare che il gruppo fondatore del Sermig all’inizio era composto da sole 20 persone, non aveva una sede, e non disponeva di finanziamenti o dell'appoggio di figure importanti. Oggi, il Sermig ha due altre sedi oltre a quella di Torino, in Brasile e in Giordania, supporta missioni in diverse parti del mondo oltre a fornire aiuti e beni di prima necessità direttamente alle persone. La parte dell' arsenale adibita al Sermig (solamente i 2/3 del' area totale del' arsenale) è di circa 30000 mq. I lavori di ristrutturazione dell' arsenale e in generale gli aiuti e le finanze che permettono al Sermig di operare bene arrivano per il 93% da donazioni di gente comune.
Qui a casa continueremo a svolgere nel piccolo il nostro servizio, con la convinzione che se siamo i primi a credere nel nostro sogno fino in fondo possiamo coinvolgere anche gli altri nel cammino per farlo diventare realtà. 

martedì 11 ottobre 2011

CASA STELLA: IL SOGNO DI UNA SOCIETA’ ACCOGLIENTE E SOLIDALE (di Giovanni Bomprezzi)

Con Casa Stella la nostra comunità diocesana ha realizzato un sogno, un’opera segno. Si è resa concretamente accogliente nei confronti di alcune famiglie che si trovavano - e si trovano - in enorme difficoltà, vivendo un dramma tremendamente destabilizzante come quello di non avere casa. Ricordo con emozione i mesi in cui dovevamo decidere se compiere o meno il passo concreto, l’acquisto della struttura. Quante riunioni, confronti, chiarimenti e, perché no, anche discussioni, per assaporarne fino in fondo l’utilità ed il significato. Tutto questo è, ed è stato, vivere la comunione nella comunità: che si interroga, si confronta e infine, come una vera famiglia, agisce per il bene di chi soffre all’interno di essa. Il tutto nella consapevolezza che i problemi purtroppo permangono, non vengono risolti definitivamente e che, nonostante Casa Stella, il problema abitativo non è eliminato. Indipendentemente da questo, la struttura è indubbiamente un segno per l’intera comunità. Ci suggerisce che l’accoglienza e l’integrazione sono veramente realizzabili. Ci dice che è possibile progettare strutture capaci di dare risposte concrete, ma anche di educare la realtà in cui sorgono. Ci indica che possiamo aprire le nostre case, magari partendo proprio dall’accogliere le “belle” famiglie presenti a Casa Stella. Solo con quest’ultimo gesto potrebbe essere realizzato qualcosa di veramente grande: il reinserimento di questi nuclei in contesti e case “normali” propri del tessuto cittadino, il turn-over di famiglie liberando appartamenti disponibili per emergenze abitative, ma soprattutto dare compiutezza al vero senso di Casa Stella: far crescere una società più accogliente e solidale.

Temporanea, ma sempre casa

Casa Stella ha come requisito fondamentale quello di essere un ambiente di vita temporaneo nel quale respirare un clima di condivisione che permette ad ogni famiglia di pensare serenamente al futuro. Nel rispetto della persona, della libertà e della dignità di ciascuno, il servizio offerto dalla Fondazione Caritas Senigallia - Onlus, in collaborazione con la Caritas Diocesana, è volto a migliorare la qualità della vita delle persone e stimolarne l’autonomia, promuovendone il benessere, l’integrazione sociale e possibilmente l’inserimento lavorativo. Le famiglie che vivono a Casa Stella sono simili per tipologia e caratteristiche: tutte si trovano alle prese con i piccoli problemi del quotidiano che si hanno quando ci sono bambini (l’organizzazione per gli orari della scuola, la mensa, lo sport, ecc.), ciascuna, anche se in maniera diversa, si è trovata a vivere momenti di angoscia legati alla perdita del primario dei beni: la casa. Oggi Casa Stella è piena: i primi quattro piani dell’edificio ospitano 9 famiglie per un totale di 19 bambini (dall’età compresa tra uno e tredici anni) e 17 adulti; l’ultimo piano, costituito da quattro camere e pensato inizialmente all’accoglienza di adulti singoli, ospita oggi 12 migranti richiedenti asilo politico, sbarcati solo pochi mesi fa a Lampedusa e scappati da contesti di guerra, carestia e deprivazione materiale che affliggono i loro Paesi di origine. Ogni inquilino ha trovato nella struttura spazio per una riacquistata serenità, perduta a causa di uno sfratto, o per l’interruzione repentina delle utenze domestiche dettata dall’impossibilità di pagare quanto consumato. Ogni nucleo o singolo, entrando in quello che ci piace pensare come un “condominio solidale”, è accolto con un pranzo di benvenuto offerto da tutte le famiglie presenti: un gesto semplice, ma che suggerisce a chi è appena arrivato di trovarsi in un luogo amico, al riparo da richieste temporaneamente insostenibili, a causa della perdita del lavoro, come il pagamento di un canone di affitto. Le iniziative promosse a Casa Stella nel corso dell’ultimo anno non sono mancate: ogni mese sono stati festeggiati i compleanni dei bambini; sono state condivise le festività ricorrenti quale occasione di scambio reciproco e conoscenza delle rispettive tradizioni - Natale, carnevale, Ramadan, Pasqua; non sono mancate le attività estive che hanno coinvolto i grandi ed i piccoli - serate in spiaggia con chitarra, canti e il corso di nuoto al mare; frequenti sono stati gli appuntamenti informali che hanno visto protagoniste tutte le famiglie - inviti a cena nei rispettivi appartamenti, giochi insieme ai bambini nel giardino pubblico attiguo alla struttura e tanto altro.
Casa Stella rimane una sorta di “luogo cuscinetto” in attesa di soluzioni abitative definitive, ma non deve correre il rischio di essere un ‘non luogo’. E’ importante il percorso condotto dai coordinatori della struttura insieme a tutti gli adulti accolti: le riunioni mensili di condominio, i colloqui bisettimanali sostenuti con ciascun nucleo, il raccordo con gli enti pubblici per monitorare i progressi delle famiglie nel corso del tempo e supportarle nelle necessità primarie. La mèta finale e reale resta l’autonomia. Obiettivo già raggiunto nel corso dell’ultimo anno da 4 famiglie e 3 adulti singoli, che dopo un periodo di permanenza presso la struttura hanno potuto riprendere in mano la loro vita.
Silvia Artibani

mercoledì 28 settembre 2011

DAL 3 OTTOBRE CORSO DI FORMAZIONE PER NUOVI VOLONTARI A CASA STELLA


DAL 3 OTTOBRE CORSO DI FORMAZIONE PER NUOVI VOLONTARI A CASA STELLA

Il prossimo 3 ottobre inizia un corso di formazione per nuovi volontari che intendano dedicare un po’ del loro tempo alle persone che vivono presso Casa Stella, struttura gestita dalla Fondazione Caritas Senigallia – Onlus e deputata all’accoglienza di nuclei familiari con minori. Casa Stella è stata inaugurata solamente nel giugno dello scorso anno, ma ospita  nove nuclei familiari con 19 bambini, di età compresa tra uno e tredici anni.

Il corso di formazione è organizzato dall'Associazione “Il Seme”, che da anni collabora con la Caritas Diocesana. Sono previsti cinque appuntamenti formativi che si svolgeranno nei mesi di ottobre e novembre 201. Gli incontri, tenuti da esperti in ambito sociale e nella mediazione culturale, riguarderanno: volontariato ed intervento sociale con il protagonismo del no profit, rapporti tra le famiglie migranti di diversa provenienza culturale, rapporti intergenerazionali tra immigrati di prima e seconda generazione, accompagnamento legale alle famiglie di immigrati con minori, esperienze di supporto alle donne sole attraverso il mutuo aiuto.

Al termine, verranno proposte ai partecipanti concrete modalità operative di volontariato presso la struttura, che prevederanno forme di servizio capaci di coniugare praticità operativa e vicinanza relazionale agli accolti.
I volontari dell'Associazione “Il Seme”, che operano dal lontano 1995, incontrano persone dalle più disparate problematiche sociali. Di fronte a necessità sempre più impellenti, complice la crisi economica che il nostro Paese attraversa, è necessario che sappiano utilizzare strumenti adeguati per poter instaurare relazioni significative, riflettere e confrontarsi sul senso e sul significato personale del proprio agire, sulle proprie capacità.
Il corso intende offrire l'opportunità di acquisire semplici strumenti rivolti a mettere in campo le proprie risorse, al fine di concretizzare alcuni contenuti teorici nella gestione adeguata dell'incontro con l’altro.
Gli incontri si terranno a Casa Stella - sul L. Mare da Vinci 84/A a Senigallia, dalle ore 21.00 alle ore 22.30.
Per informazioni e adesioni chiamare il numero 348 6897051 o consultare il sito www.caritassenigallia.it.

giovedì 8 settembre 2011

Corso di Formazione per volontari Casa Stella

ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO IL SEME
e Caritas Diocesana di Senigallia

organizzano

Corso di Formazione per nuovi volontari di Casa Stella

OBIETTIVI DEL PERCORSO
   1)       coinvolgere alcune comunità parrocchiali nella collaborazione con le strutture e realtà gestite dalla Caritas Diocesana nei propri territori
   2)       aggiornarsi sulle problematiche esistenti in materia di immigrazione, volontariato e risorse del territorio
   3)       approfondire la conoscenza di nuove esperienze e modalità di coinvolgimento tra volontari e famiglie in difficoltà
4)       rafforzare la collaborazione tra Caritas Diocesana e Caritas Parrocchiali
5)       conoscenza diretta dei luoghi e delle attività delle strutture di accoglienza

Calendario Incontri:

1° tappa
LUNEDI'  3 Ottobre 2011 alle ore 21.00
Volontariato ed intervento sociale con il protagonismo
del no profit: verso la welfare society e l'empowerment comunitario

Relatori: dott. Moreno Baggini - vicedirettore Caritas Diocesana di Tortona e AVM – Associazione Volontari Marchigiani

2° tappa
LUNEDI'  17 Ottobre 2011 alle ore 21.00
I rapporti tra le famiglie migranti e il rapporto
intergenerazionale tra immigrati di 1° e 2° generazione

Relatore: dott. Francesco Paletti – Dossier Statistico Immigrazione Caritas Regionale Toscana

3° tappa
LUNEDI'  24 Ottobre 2011 alle ore 21.00
Orientamento legale per migranti, l'accompagnamento
legale alle esigenze delle famiglie di immigrati
Relatore: Dott. Oliviero Forti -  Responsabile Immigrazione di Caritas Italiana

4° tappa
LUNEDI'  14 Novembre  2011 alle ore 21.00
Esperienze di supporto alle donne immigrate - dall'integrazione scolastica al supporto tra donne - attraverso il mutuo aiuto

Relatore: dott.ssa Maria Sofia Rossetti – Coordinatrice Caritas Diocesana di Jesi

5° tappa
LUNEDI'  28 Novembre  2011 alle ore 21.00
Le proposte di supporto alle strutture della Fondazione Caritas Senigallia per le famiglie in difficoltà. Il coinvolgimento parrocchiale nel percorso delle
strutture.

Relatori: dott.ssa Silvia Artibani e Ettore Fusaro – Caritas Diocesana di Senigallia


LUOGO DELLA FORMAZIONE:

Gli incontri avranno luogo presso la Struttura di Accoglienza, condominio solidale – CASA STELLA – Lungomare da Vinci 84/a – dalle ore 21 alle 22.30.

Servizio civile - Un Esperienza di condivisione


Sono trascorsi otto mesi da quando Nicola, Laura, Beatrice e Sabrina hanno iniziato la loro esperienza di servizio civile con la Caritas a Senigallia. Il servizio che i ragazzi svolgono presso il Centro di Solidarietà Palazzolo e Casa San Benedetto si arricchisce di momenti formativi, sia all’interno dei centri stessi e sia all’interno del cammino di  vita comunitaria, perché quest’anno è un’occasione non solo per mettersi a servizio di chi è in difficoltà, ma un’opportunità per crescere dal punto di vista umano e gettare le basi per costruire il loro futuro in modo più pieno e consapevole. Proprio per questo la Caritas ha offerto a questi  ragazzi la possibilità di vivere un’esperienza di condivisione  presso il Sermig di Torino.
Il Sermig (Servizio Missionario Giovani),  è un gruppo nato a Torino nel 1964 da un'intuizione di Ernesto Olivero e dall'impegno di un gruppo di giovani decisi a sconfiggere la fame con opere di giustizia, a promuovere sviluppo, a vivere la solidarietà verso i più poveri. Dal 1983 la loro sede è l'ex arsenale militare di Torino, ribattezzato Arsenale della Pace, che migliaia di giovani, con il loro lavoro gratuito e i con contributi volontari, hanno trasformato in una casa di accoglienza per i poveri, offrendo rifugio per la notte, pasti, cure sanitarie, sostegno a persone che vogliono cambiare la loro vita; una casa di formazione per i giovani.
Qui alla fine del mese i ragazzi vivranno una  settimana di formazione per condividere la vita della Fraternità del Sermig, settimana che comprende: laboratori esperienziali e di approfondimento su mondialità e restituzione, accoglienza, pace e  spiritualità, musica e canto; lavoro manuale volto ad aiutare le persone  accolte e a supportare la ristrutturazione dell'Arsenale; momenti di spiritualità. Certamente ogni esperienza nuova porta frutto, ma ancor di più quella che i ragazzi  faranno a Torino li aiuterà a vedere la realtà e le persone con occhi diversi e cuore aperto. Questo è quello che tutti noi auguriamo loro.

Lucia Durazzi
Responsabile comunità giovani servizio civile