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sabato 26 novembre 2011

UNA SETTIMANA AL SERMIG DI TORINO


UNA SETTIMANA AL SERMIG DI TORINO
Esperienza dei ragazzi in servizio civile nella Caritas di Senigallia  vissuta a fine ottobre

Quando entri nell' Arsenale della Pace, in piazza Borgo Dora a Torino, ti sembra di trovarti in un' oasi, isolata e del tutto discordante con il resto della città e con il quartiere circostante, che gode di una reputazione pessima.
L' immensa struttura, una vecchia fabbrica di armi della seconda guerra mondiale, all' esterno rude e apparentemente in rovina, ospita in realtà un ambiente cordiale, ospitale e fraterno, che ti fa sentire subito parte di quella che è l' anima del Sermig (servizio missionario giovani), e cioè le persone che ne fanno parte.
La nostra settimana qui inizia così, con alcune perplessità su quello che avremmo trovato, affrontato e vissuto. Un membro della fraternità della speranza (così è definito il gruppo di persone che ha scelto di fare del' arsenale la propria casa e del Sermig il fulcro della propria vita) ci accoglie a braccia aperte e ci introduce in quella che è l' ospiteria, una sorta di "mini-albergo" dove vengono ospitati studenti universitari, famiglie con bambini con difficoltà, o ragazzi che come noi scelgono di passare del tempo all'arsenale.
Il tempo di sistemare le valigie e veniamo subito accompagnati in una delle mense, tutte al servizio sia degli ospiti che dei volontari. Dopo il pranzo ci aspetta un giro di esplorazione; l' arsenale è veramente immenso, al suo interno troviamo un centro di accoglienza femminile, uno maschile, e uno per rifugiati politici,sale riunioni, uffici, un ampio cortile ornato di edera su tutte le facciate, un attrezzatissimo studio di registrazione e persino una piccola università per artigiani e restauratori, oltre a varie strutture di servizio alla persona. Proprio queste strutture hanno colpito la nostra attenzione: in primo luogo l' insieme di ambulatori medici specializzati, attrezzatissimi e usufruibili da tutti con un simbolico contributo di 1 euro; poi l' asilo nido del' arsenale, che ospita bambini di varie nazionalità per favorire una maggiore integrazione tra le famiglie, che attraverso i loro piccoli trovano un importante chiave di dialogo.
Dentro l' arsenale regna un clima di estrema cordialità tra tutti: i membri della fraternità fanno di tutto per farti sentire accolto. Partecipiamo al loro incontro del martedì, in cui si affronta un preciso tema di attualità e si aprono le porte dell' arsenale a tutta la città e ci accompagnano addirittura in una parrocchia vicina, dove partecipiamo ad un incontro con Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, momento di grande profondità e che ci permette di riflettere a fondo su quello che può essere il nostro ruolo per un mondo migliore.
Per tutta la settimana svolgiamo alcune ore al giorno di servizio (smistamento di vestiti, di cibi o organizzazione di incontri per gruppi delle scuole),che ci fanno capire bene qual è in realtà il punto di inizio di tutte le attività del Sermig, e cioè il fornire aiuti concreti alle persone in difficoltà e a chi a sua volta si imbarca in missioni di pace e di aiuto.
A fine settimana, stanchi ma contenti, ce ne torniamo a casa con il nostro nuovo bagaglio di esperienze fatte in questi giorni, sguardi che ci hanno riempito il cuore e la consapevolezza che anche partendo da poco, se ci si crede, si può costruire tanto. Basti pensare che il gruppo fondatore del Sermig all’inizio era composto da sole 20 persone, non aveva una sede, e non disponeva di finanziamenti o dell'appoggio di figure importanti. Oggi, il Sermig ha due altre sedi oltre a quella di Torino, in Brasile e in Giordania, supporta missioni in diverse parti del mondo oltre a fornire aiuti e beni di prima necessità direttamente alle persone. La parte dell' arsenale adibita al Sermig (solamente i 2/3 del' area totale del' arsenale) è di circa 30000 mq. I lavori di ristrutturazione dell' arsenale e in generale gli aiuti e le finanze che permettono al Sermig di operare bene arrivano per il 93% da donazioni di gente comune.
Qui a casa continueremo a svolgere nel piccolo il nostro servizio, con la convinzione che se siamo i primi a credere nel nostro sogno fino in fondo possiamo coinvolgere anche gli altri nel cammino per farlo diventare realtà. 

martedì 11 ottobre 2011

I REGALI DELL’ACCOGLIENZA (di Stefano Ardini e Consuelo Grassi)

Innanzi tutto un "GRAZIE" alla Caritas che ci ha dato questa opportunità unica, di vivere in profondità e sempre più coscientemente e radicalmente il Vangelo dell'Amore come Famiglia di Dio. Per le famiglie e le persone accolte a Casa Stella noi siamo i vicini di casa, i compagni di viaggio, il nostro è un inter-cedere, un camminare in mezzo: un'espressione che richiama la preghiera più vera: e Casa Stella è "casa di preghiera", un'invocazione in diverse lingue, tradizioni e fedi. E la preghiera, quando è autentica, è apertura all'altro, è un cuore sempre più aperto. E se il cuore si apre, paura e pregiudizi scappano via... come quando l'arrivo di profughi dalla Libia ci aveva allarmati, perchè le immagini televisive di una guerra "lontana" si materializzavano qui, con l'arrivo di chissà quali ribelli inferociti. E invece quei 12 ragazzi privi apparentemente di tutto, avrebbero costituito un elemento di integrazione importante all'interno della casa, con la ricchezza della loro disponibilità e simpatia. Un regalo per tutti, che corona quest'anno così speciale per noi, è arrivato proprio il giorno del nostro primo anniversario di matrimonio. Alcune famiglie della casa si sono attivate, chiedendo il permesso, e organizzando una vera e propria festa a sorpresa in nostro onore, con tanto di musica e cartelloni preparati dai bimbi. Così, tutti insieme, eccoci festeggiare con la nostra "nuova" famiglia. Ora, colpiti dai venti di crisi economica, sempre più incalzanti, come lo sa essere la bora sul lungomare da Vinci dove siamo ubicati, l'impegno e la preghiera devono continuare, nella costruzione di un nuovo popolo unito e solidale.

Temporanea, ma sempre casa

Casa Stella ha come requisito fondamentale quello di essere un ambiente di vita temporaneo nel quale respirare un clima di condivisione che permette ad ogni famiglia di pensare serenamente al futuro. Nel rispetto della persona, della libertà e della dignità di ciascuno, il servizio offerto dalla Fondazione Caritas Senigallia - Onlus, in collaborazione con la Caritas Diocesana, è volto a migliorare la qualità della vita delle persone e stimolarne l’autonomia, promuovendone il benessere, l’integrazione sociale e possibilmente l’inserimento lavorativo. Le famiglie che vivono a Casa Stella sono simili per tipologia e caratteristiche: tutte si trovano alle prese con i piccoli problemi del quotidiano che si hanno quando ci sono bambini (l’organizzazione per gli orari della scuola, la mensa, lo sport, ecc.), ciascuna, anche se in maniera diversa, si è trovata a vivere momenti di angoscia legati alla perdita del primario dei beni: la casa. Oggi Casa Stella è piena: i primi quattro piani dell’edificio ospitano 9 famiglie per un totale di 19 bambini (dall’età compresa tra uno e tredici anni) e 17 adulti; l’ultimo piano, costituito da quattro camere e pensato inizialmente all’accoglienza di adulti singoli, ospita oggi 12 migranti richiedenti asilo politico, sbarcati solo pochi mesi fa a Lampedusa e scappati da contesti di guerra, carestia e deprivazione materiale che affliggono i loro Paesi di origine. Ogni inquilino ha trovato nella struttura spazio per una riacquistata serenità, perduta a causa di uno sfratto, o per l’interruzione repentina delle utenze domestiche dettata dall’impossibilità di pagare quanto consumato. Ogni nucleo o singolo, entrando in quello che ci piace pensare come un “condominio solidale”, è accolto con un pranzo di benvenuto offerto da tutte le famiglie presenti: un gesto semplice, ma che suggerisce a chi è appena arrivato di trovarsi in un luogo amico, al riparo da richieste temporaneamente insostenibili, a causa della perdita del lavoro, come il pagamento di un canone di affitto. Le iniziative promosse a Casa Stella nel corso dell’ultimo anno non sono mancate: ogni mese sono stati festeggiati i compleanni dei bambini; sono state condivise le festività ricorrenti quale occasione di scambio reciproco e conoscenza delle rispettive tradizioni - Natale, carnevale, Ramadan, Pasqua; non sono mancate le attività estive che hanno coinvolto i grandi ed i piccoli - serate in spiaggia con chitarra, canti e il corso di nuoto al mare; frequenti sono stati gli appuntamenti informali che hanno visto protagoniste tutte le famiglie - inviti a cena nei rispettivi appartamenti, giochi insieme ai bambini nel giardino pubblico attiguo alla struttura e tanto altro.
Casa Stella rimane una sorta di “luogo cuscinetto” in attesa di soluzioni abitative definitive, ma non deve correre il rischio di essere un ‘non luogo’. E’ importante il percorso condotto dai coordinatori della struttura insieme a tutti gli adulti accolti: le riunioni mensili di condominio, i colloqui bisettimanali sostenuti con ciascun nucleo, il raccordo con gli enti pubblici per monitorare i progressi delle famiglie nel corso del tempo e supportarle nelle necessità primarie. La mèta finale e reale resta l’autonomia. Obiettivo già raggiunto nel corso dell’ultimo anno da 4 famiglie e 3 adulti singoli, che dopo un periodo di permanenza presso la struttura hanno potuto riprendere in mano la loro vita.
Silvia Artibani

lunedì 19 settembre 2011

Interni ed esterni di una casa speciale


"Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli". (Eb13,2)

Casa Stella è un mondo da raccontare. Qui ci sono persone e famiglie provate dalla precarietà di una casa che ancora manca, ma fiduciose nel futuro, capaci di andare al di là di provenienze, lingue, tradizioni. E’ un posto animato, vivace. Certo, i problemi non mancano, ma è una ‘casa’ piena di vita. Due fotografie raccontano una quotidianità particolare, abitata dai tanti colori del mondo.


Per un problema tecnico, da molti mesi a “Casa stella”  non si può chiudere la porta principale. Tutto è aperto ed è una bella metafora per un luogo e per dei cuori che sognano di essere sempre così: aperti all’altro, capaci di fiducia, paurosi soltanto di aver paura di chi è vicino. Del resto, molto spesso anche le porte dei singoli appartamenti interni sono aperte: due stanze e il bagno, niente da rubare, troppo poco per aver paura di strane incursioni. In uno di questi appartamenti, un giorno qualunque, nella stanza da pranzo un unico piatto, intorno numerosi persone, adulti e bimbi, bianchi e neri, cristiani e musulmani, culture distanti, ma un’idea luminosa di fondo: se condividiamo, moltiplichiamo le ricchezze e nessuno può dirsi escluso.

Breve cronaca di un pomeriggio di primavera. Torno a “Casa Stella” dopo il lavoro, nel tardo pomeriggio, l’aria è fresca e buona. Nel cortile antistante la struttura due ragazzi ghanesi, profughi fuggiti dalla Libia, seduti a qualche metro di distanza, volteggiano la corda e bambini di diversa provenienza sono in coda, non vedono l’ora che sia il loro turno per saltare. Altri sono impegnati in un match di mini basket, altri ancora si passano la palla con la partecipazione di qualche genitore. Intorno, crocicchi di grandi variamente assortiti che discutono, si scambiano idee, ridono, si fanno seri. Non so dover poter parcheggiare la macchina, ma profondamente divertito e colpito penso: “Che bello tornare a casa”.

Stefano & Consuelo