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martedì 11 ottobre 2011
CASA STELLA: IL SOGNO DI UNA SOCIETA’ ACCOGLIENTE E SOLIDALE (di Giovanni Bomprezzi)
Con Casa Stella la nostra comunità diocesana ha realizzato un sogno, un’opera segno. Si è resa concretamente accogliente nei confronti di alcune famiglie che si trovavano - e si trovano - in enorme difficoltà, vivendo un dramma tremendamente destabilizzante come quello di non avere casa. Ricordo con emozione i mesi in cui dovevamo decidere se compiere o meno il passo concreto, l’acquisto della struttura. Quante riunioni, confronti, chiarimenti e, perché no, anche discussioni, per assaporarne fino in fondo l’utilità ed il significato. Tutto questo è, ed è stato, vivere la comunione nella comunità: che si interroga, si confronta e infine, come una vera famiglia, agisce per il bene di chi soffre all’interno di essa. Il tutto nella consapevolezza che i problemi purtroppo permangono, non vengono risolti definitivamente e che, nonostante Casa Stella, il problema abitativo non è eliminato. Indipendentemente da questo, la struttura è indubbiamente un segno per l’intera comunità. Ci suggerisce che l’accoglienza e l’integrazione sono veramente realizzabili. Ci dice che è possibile progettare strutture capaci di dare risposte concrete, ma anche di educare la realtà in cui sorgono. Ci indica che possiamo aprire le nostre case, magari partendo proprio dall’accogliere le “belle” famiglie presenti a Casa Stella. Solo con quest’ultimo gesto potrebbe essere realizzato qualcosa di veramente grande: il reinserimento di questi nuclei in contesti e case “normali” propri del tessuto cittadino, il turn-over di famiglie liberando appartamenti disponibili per emergenze abitative, ma soprattutto dare compiutezza al vero senso di Casa Stella: far crescere una società più accogliente e solidale.
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lunedì 19 settembre 2011
Interni ed esterni di una casa speciale
"Non dimenticate l'ospitalità; alcuni,
praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli". (Eb13,2)
Casa Stella è un
mondo da raccontare. Qui ci sono persone e famiglie provate dalla precarietà di
una casa che ancora manca, ma fiduciose nel futuro, capaci di andare al di là
di provenienze, lingue, tradizioni. E’ un posto animato, vivace. Certo, i
problemi non mancano, ma è una ‘casa’ piena di vita. Due fotografie raccontano
una quotidianità particolare, abitata dai tanti colori del mondo.
Per un problema tecnico, da molti mesi a “Casa
stella” non si può chiudere la
porta principale. Tutto è aperto ed è una bella metafora per un luogo e per dei
cuori che sognano di essere sempre così: aperti all’altro, capaci di fiducia,
paurosi soltanto di aver paura di chi è vicino. Del resto, molto spesso anche
le porte dei singoli appartamenti interni sono aperte: due stanze e il bagno,
niente da rubare, troppo poco per aver paura di strane incursioni. In uno di
questi appartamenti, un giorno qualunque, nella stanza da pranzo un unico
piatto, intorno numerosi persone, adulti e bimbi, bianchi e neri, cristiani e
musulmani, culture distanti, ma un’idea luminosa di fondo: se condividiamo,
moltiplichiamo le ricchezze e nessuno può dirsi escluso.
Breve cronaca di un pomeriggio di primavera. Torno a “Casa
Stella” dopo il lavoro,
nel tardo pomeriggio, l’aria è fresca e buona. Nel cortile antistante la
struttura due ragazzi ghanesi, profughi fuggiti dalla Libia, seduti a qualche
metro di distanza, volteggiano la corda e bambini di diversa provenienza sono in
coda, non vedono l’ora che sia il loro turno per saltare. Altri sono impegnati
in un match di mini basket, altri ancora si passano la palla con la
partecipazione di qualche genitore. Intorno, crocicchi di grandi variamente
assortiti che discutono, si scambiano idee, ridono, si fanno seri. Non so dover
poter parcheggiare la macchina, ma profondamente divertito e colpito penso: “Che
bello tornare a casa”.
Stefano &
Consuelo
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