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martedì 11 ottobre 2011

Temporanea, ma sempre casa

Casa Stella ha come requisito fondamentale quello di essere un ambiente di vita temporaneo nel quale respirare un clima di condivisione che permette ad ogni famiglia di pensare serenamente al futuro. Nel rispetto della persona, della libertà e della dignità di ciascuno, il servizio offerto dalla Fondazione Caritas Senigallia - Onlus, in collaborazione con la Caritas Diocesana, è volto a migliorare la qualità della vita delle persone e stimolarne l’autonomia, promuovendone il benessere, l’integrazione sociale e possibilmente l’inserimento lavorativo. Le famiglie che vivono a Casa Stella sono simili per tipologia e caratteristiche: tutte si trovano alle prese con i piccoli problemi del quotidiano che si hanno quando ci sono bambini (l’organizzazione per gli orari della scuola, la mensa, lo sport, ecc.), ciascuna, anche se in maniera diversa, si è trovata a vivere momenti di angoscia legati alla perdita del primario dei beni: la casa. Oggi Casa Stella è piena: i primi quattro piani dell’edificio ospitano 9 famiglie per un totale di 19 bambini (dall’età compresa tra uno e tredici anni) e 17 adulti; l’ultimo piano, costituito da quattro camere e pensato inizialmente all’accoglienza di adulti singoli, ospita oggi 12 migranti richiedenti asilo politico, sbarcati solo pochi mesi fa a Lampedusa e scappati da contesti di guerra, carestia e deprivazione materiale che affliggono i loro Paesi di origine. Ogni inquilino ha trovato nella struttura spazio per una riacquistata serenità, perduta a causa di uno sfratto, o per l’interruzione repentina delle utenze domestiche dettata dall’impossibilità di pagare quanto consumato. Ogni nucleo o singolo, entrando in quello che ci piace pensare come un “condominio solidale”, è accolto con un pranzo di benvenuto offerto da tutte le famiglie presenti: un gesto semplice, ma che suggerisce a chi è appena arrivato di trovarsi in un luogo amico, al riparo da richieste temporaneamente insostenibili, a causa della perdita del lavoro, come il pagamento di un canone di affitto. Le iniziative promosse a Casa Stella nel corso dell’ultimo anno non sono mancate: ogni mese sono stati festeggiati i compleanni dei bambini; sono state condivise le festività ricorrenti quale occasione di scambio reciproco e conoscenza delle rispettive tradizioni - Natale, carnevale, Ramadan, Pasqua; non sono mancate le attività estive che hanno coinvolto i grandi ed i piccoli - serate in spiaggia con chitarra, canti e il corso di nuoto al mare; frequenti sono stati gli appuntamenti informali che hanno visto protagoniste tutte le famiglie - inviti a cena nei rispettivi appartamenti, giochi insieme ai bambini nel giardino pubblico attiguo alla struttura e tanto altro.
Casa Stella rimane una sorta di “luogo cuscinetto” in attesa di soluzioni abitative definitive, ma non deve correre il rischio di essere un ‘non luogo’. E’ importante il percorso condotto dai coordinatori della struttura insieme a tutti gli adulti accolti: le riunioni mensili di condominio, i colloqui bisettimanali sostenuti con ciascun nucleo, il raccordo con gli enti pubblici per monitorare i progressi delle famiglie nel corso del tempo e supportarle nelle necessità primarie. La mèta finale e reale resta l’autonomia. Obiettivo già raggiunto nel corso dell’ultimo anno da 4 famiglie e 3 adulti singoli, che dopo un periodo di permanenza presso la struttura hanno potuto riprendere in mano la loro vita.
Silvia Artibani

lunedì 12 settembre 2011

"L'estate sta finendo....." e "No tengo Dinero"....

Il titolo del post riprende due canzoni famose degli anni '80 dei fratelli Righeira, ma il testo del racconto (di Silvia, la coordinatrice del CdS e di Casa Stella) non parla di musica - vuole solo tenervi informati sulle attività della Caritas Diocesana nel corso di questi mesi estivi per incominciare a riflettere tutte insieme su cosa ci aspetta nel prossimo autunno.
Caritas Diocesana


"Con l’estate che sia avvia ormai a conclusione, è possibile fare un bilancio delle attività condotte dalla Caritas Diocesana anche nel periodo estivo. Nonostante il clima di spensieratezza che i caldi mesi dell’estate portano con sé, le strutture gestite dalla Fondazione Caritas Senigallia – Onlus non hanno conosciuto sosta. Questa ad oggi gestisce quattro centri di accoglienza: Casa San Benedetto, che accoglie gestanti e madri con figli a carico per periodi di lunga durata, Casa Sant’Ubaldo, aperta ad accogliere in situazioni di emergenza mamme con bimbi che improvvisamente non abbiano più una casa dove tornare, il Centro di Solidarietà don Luigi Palazzolo, che tratta il disagio adulto e Casa Stella, che ospita nuclei familiari con minori e profughi richiedenti asilo politico.
La crisi economica, che ha segnato moltissimi di noi, continua a creare preoccupazioni per tutte quelle persone, italiane e straniere, che si trovano a vivere situazioni di precarietà lavorativa ed abitativa: molti sono stati gli inserimenti nelle strutture, effettuati negli ultimi mesi,  a causa di sfratti e licenziamenti. La situazione purtroppo è più complessa nel caso di singoli o nuclei familiari immigrati, stabilmente presenti nel nostro territorio. A differenza di molti italiani, infatti, non possono contare sul supporto di parenti o genitori vicini, che in caso di necessità sono risorsa preziosissima per l’autonomia.
Ad oggi le strutture sopra elencate contano nell’insieme più di cento individui accolti in regime residenziale, un quinto di questi sono minori: persone e nuclei familiari che quotidianamente vengono accompagnati e seguiti verso la difficile meta dell’autonomizzazione, obiettivo ambito e desiderato in un contesto sociale di precarietà ed incertezza. Nell’impegno alla prevenzione ed al contrasto delle situazioni di povertà, nel periodo estivo c’è stato spazio anche per tutte quelle persone che erano alla ricerca di un alloggio temporaneo: i settori della pronta accoglienza e della mensa, presso il Centro di Solidarietà, non hanno visto nemmeno un giorno di chiusura, garantendo apertura senza interruzioni anche nel mese di agosto. Questo ha consentito di offrire ospitalità ogni sera ad una media di dieci persone, alla ricerca di un alloggio temporaneo dove poter riposare.
Le attività condotte nell’estate 2011 non si sono limitate comunque a garantire il ricovero di persone in difficoltà: il Fondo di Solidarietà diocesano, istituito nel marzo del 2009, ha continuato a registrare interventi nella forma di pagamenti del canone di locazione, assicurazioni auto, medicinali, libri scolastici per ragazzi, buoni spesa etc. Molte sono state inoltre le iniziative svolte nel tentativo di creare contesti relazionali di condivisione ed ascolto, che potessero suggerire a ciascuno possibilità di vicinanza indipendentemente dalle differenze geografiche, culturali o religiose. Tra queste sono degne di nota le attività ricreative organizzate dal Centro Interculturale Le Rondini, le gite pensate per i bambini di Casa San Benedetto, e tutte le attività estive previste a Casa Stella. L’aperitivo con conferenza al mare, le visite al parco Oltremare, il corso di nuoto per bambini, la partecipazione dei profughi ad alcune iniziative cittadine con musiche e balli, sono solo un esempio di quanto fatto nei mesi appena trascorsi.
In attesa di realizzare la programmazione invernale, una menzione particolare va riservata a tutti i volontari dell’Associazione “IL SEME” – in totale sono circa quattrocento – che hanno quotidianamente garantito l’apertura dei servizi estivi presso le strutture gestite dalla Fondazione Caritas: il loro impegno, attraverso la gratuità delle azioni, ha consentito vicinanza a tutte quelle persone in difficoltà che, proprio nei periodi di vacanza, rischiano di sentirsi ancor più sole ed emarginate".

Silvia Artibani – Coordinatrice Centro di Solidarietà e Casa Stella
Caritas Diocesana di Senigallia


giovedì 8 settembre 2011

Corso di Formazione per volontari Casa Stella

ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO IL SEME
e Caritas Diocesana di Senigallia

organizzano

Corso di Formazione per nuovi volontari di Casa Stella

OBIETTIVI DEL PERCORSO
   1)       coinvolgere alcune comunità parrocchiali nella collaborazione con le strutture e realtà gestite dalla Caritas Diocesana nei propri territori
   2)       aggiornarsi sulle problematiche esistenti in materia di immigrazione, volontariato e risorse del territorio
   3)       approfondire la conoscenza di nuove esperienze e modalità di coinvolgimento tra volontari e famiglie in difficoltà
4)       rafforzare la collaborazione tra Caritas Diocesana e Caritas Parrocchiali
5)       conoscenza diretta dei luoghi e delle attività delle strutture di accoglienza

Calendario Incontri:

1° tappa
LUNEDI'  3 Ottobre 2011 alle ore 21.00
Volontariato ed intervento sociale con il protagonismo
del no profit: verso la welfare society e l'empowerment comunitario

Relatori: dott. Moreno Baggini - vicedirettore Caritas Diocesana di Tortona e AVM – Associazione Volontari Marchigiani

2° tappa
LUNEDI'  17 Ottobre 2011 alle ore 21.00
I rapporti tra le famiglie migranti e il rapporto
intergenerazionale tra immigrati di 1° e 2° generazione

Relatore: dott. Francesco Paletti – Dossier Statistico Immigrazione Caritas Regionale Toscana

3° tappa
LUNEDI'  24 Ottobre 2011 alle ore 21.00
Orientamento legale per migranti, l'accompagnamento
legale alle esigenze delle famiglie di immigrati
Relatore: Dott. Oliviero Forti -  Responsabile Immigrazione di Caritas Italiana

4° tappa
LUNEDI'  14 Novembre  2011 alle ore 21.00
Esperienze di supporto alle donne immigrate - dall'integrazione scolastica al supporto tra donne - attraverso il mutuo aiuto

Relatore: dott.ssa Maria Sofia Rossetti – Coordinatrice Caritas Diocesana di Jesi

5° tappa
LUNEDI'  28 Novembre  2011 alle ore 21.00
Le proposte di supporto alle strutture della Fondazione Caritas Senigallia per le famiglie in difficoltà. Il coinvolgimento parrocchiale nel percorso delle
strutture.

Relatori: dott.ssa Silvia Artibani e Ettore Fusaro – Caritas Diocesana di Senigallia


LUOGO DELLA FORMAZIONE:

Gli incontri avranno luogo presso la Struttura di Accoglienza, condominio solidale – CASA STELLA – Lungomare da Vinci 84/a – dalle ore 21 alle 22.30.

martedì 2 agosto 2011

UNA SOLA FAMIGLIA, LA SPERANZA OLTRE LA CRISI - di don Vittorio Nozza

Il Rapporto annuale Istat (presentato a Roma il 23 maggio) mostra che l’Italia ha pagato, a causa della recessione, un

prezzo elevato in termini di produzione e disoccupazione,ma ne ha anche limitato l’impatto sociale e ha evitato crisi sistemiche analoghe a quelle di altri paesi. La ricchezza di cui dispongono le famiglie, un tessuto produttivo robusto e flessibile, l’ampio ricorso alla cassa integrazione, il rigore nella gestione del bilancio pubblico, le reti di aiuto informale sono gli elementi che spiegano perché la caduta del reddito prodotto, la più forte tra i grandi paesi industrializzati, non si è trasformata in una crisi sociale di ampie dimensioni.

Tuttavia è stato anche detto, alla presentazione del Rapporto, che «il sistema Italia appare vulnerabile, e più vulnerabile di qualche anno fa». È evidente che per fronteggiare le recenti difficoltà economia e società italiane hanno eroso molte delle riserve disponibili. Ad esempio: le famiglie hanno ridotto drasticamente il tasso di risparmio per sostenere il loro tenore di vita; i vincoli di finanza pubblica rendono minimi gli spazi di manovra della politica fiscale; l’economia nazionale mostra evidenti difficoltà nella fase di ripresa,meno sostenuta di quella di paesi a noi vicini come Francia e Germania.

L’oggi in quattro parole Quattro parole, in modo particolare, possono aiutare a cogliere il contesto storico dentro il quale ci troviamo ad affrontare, in Italia, i risvolti sociali dell’attuale crisi economico finanziaria.

1. La vulnerabilità delle persone e delle famiglie. Nel nostro paese sono state perse quasi 900 mila unità di lavoro a tempo pieno. È aumentata l’area dell’inattività. L’occupazione cresce prevalentemente nei servizi a più basso contenuto professionale. Si riduce il numero delle posizioni più qualificate. Ciò implica, a parità di altre condizioni, un sottoutilizzo del capitale umano: guadagni più bassi, minori prospettive di sviluppo. I giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi. Una quota sempre più alta di giovani scivola, non solo nel Mezzogiorno, verso l’inattività prolungata,

vissuta il più delle volte nella famiglia di origine. Oltre il 40% dei giovani stranieri abbandona prematuramente la scuola, alimentando un’area di emarginazione i cui costi non tarderanno a diventare evidenti. Le donne vivono un’inaccettabile esclusione dal mercato del lavoro e spesso sono costrette a uscirne in occasione della nascita dei figli. Gli anziani a loro volta sono investiti da una vulnerabilità crescente. Povertà e deprivazione riguardano spesso le famiglie di ultrase

santacinquenni. Molti anziani con gravi limitazioni non sono aiutati né da reti informali, né dai servizi a pagamento, né dalle strutture pubbliche

2. Il Mezzogiorno. Invece di costituire ed essere ritenuto un’opportunità straordinaria per elevare il tasso di

sviluppo dell’economia italiana, il Mezzogiorno presenta segni crescenti di vulnerabilità economica e sociale. Ciò richiede un’attenzione particolare da parte della politica, del mondo produttivo e della società, così da contenere fenomeni di migrazione interna e conseguente depauperamento del capitale umano disponibile.

3. L’Europa. Nella prospettiva della Strategia Europa 2020, emerge che le vulnerabilità richiamate, unitamente ad alcuni ritardi storici del nostro paese, stanno frenando lo slancio dell’Italia verso gli obiettivi concordati a livello continentale. Progressi conseguiti in alcuni campi appaiono decisamente troppo lenti per un grande paese come il nostro

4. Le azioni di informazione, coscientizzazione ed educazione. In questo contesto e dentro queste vulnerabilità, l’Italia ha bisogno di: prendere coscienza dei propri problemi e dei propri punti di forza, per mobilitare le risorse disponibili e accelerare il passo, in tutti i campi; utilizzare meglio l’informazione, per orientare le decisioni collettive e individuali; dare importanza al “fattore tempo”, abbandonando la ben nota preferenza, nel nostro paese, per decisioni dalle quali ci si attende risultati immediati, rispetto a quelle i cui effetti positivi sono differiti negli anni.

Guardando a mete grandi

A fine maggio si è svolta a Roma la 19ª Assemblea generale di Caritas Internationalis, confederazione di 165 Caritas nazionali tra cui Caritas italiana, che opera a favore di decine di milioni di persone e di poveri nel mondo. Significativo lo slogan scelto: “Una sola famiglia umana: povertà zero”. A partire da questa dichiarazione di intenti, sono stati rilanciati quattro macro-obiettivi. Anzitutto, occorre ridurre il rischio e l’impatto delle crisi umanitarie salvando vite umane, curando chi soffre e aiutandolo a ricostruire comunità e mezzi di sussistenza. In secondo luogo, bisogna trasformare i sistemi e le strutture, rafforzando le capacità e l’influenza degli uomini e delle donne che vivono nelle comunità più povere e svantaggiate, affinché possano influenzare i sistemi, le decisioni e le risorse che li riguardano e avere governi, istituzioni e strutture mondiali giuste. Inoltre, è necessario sradicare la povertà estrema, promuovendo

lo sviluppo umano integrale garantendo l’accesso ai servizi di base (acqua potabile, istruzione, cure mediche e

risorse necessarie per vivere dignitosamente). Infine, è opportuno consolidare le competenze organizzative e il

partenariato mondiale, migliorando le competenze organizzative per essere capaci di affrontare le sfide della

povertà nel mondo. Si tratta di impegni ardui, ma già ampiamente sviluppati dalle Caritas nel mondo. La paura, l’insicurezza, la sfiducia e l’abbandono si vincono infatti solo guardando a mete grandi, ardue ma possibili. Occorrono testimoni di dono e speranza, uomini e donne capaci di pensare in grande e di agire nel piccolo della ferialità, di

osare per una meta bella e alta, di pagare il prezzo anche a livello personale per il conseguimento di un fine che

valga la pena: «Il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino» (Spe salvi, Benedetto XVI). Tracciare nuove mappe, far emergere opportunità e rischi, valutare progressi e regressi, sostenere con informazioni affidabili la discussione nel paese, a tutti i livelli: è questo il servizio che Caritas italiana e le Caritas

diocesane possono offrire alla comunità nazionale (oltre che su scala più ampia, tramite le aggregazioni continentale e internazionale), convinte che il futuro passa per decisioni difficili ma lungimiranti, da assumere al più presto, a tutti i livelli di responsabilità, sulla base di un quadro informativo ampio e condiviso, da garantire attraverso una costante lettura esperienziale dei bisogni delle persone.