martedì 2 agosto 2011

UNA SOLA FAMIGLIA, LA SPERANZA OLTRE LA CRISI - di don Vittorio Nozza

Il Rapporto annuale Istat (presentato a Roma il 23 maggio) mostra che l’Italia ha pagato, a causa della recessione, un

prezzo elevato in termini di produzione e disoccupazione,ma ne ha anche limitato l’impatto sociale e ha evitato crisi sistemiche analoghe a quelle di altri paesi. La ricchezza di cui dispongono le famiglie, un tessuto produttivo robusto e flessibile, l’ampio ricorso alla cassa integrazione, il rigore nella gestione del bilancio pubblico, le reti di aiuto informale sono gli elementi che spiegano perché la caduta del reddito prodotto, la più forte tra i grandi paesi industrializzati, non si è trasformata in una crisi sociale di ampie dimensioni.

Tuttavia è stato anche detto, alla presentazione del Rapporto, che «il sistema Italia appare vulnerabile, e più vulnerabile di qualche anno fa». È evidente che per fronteggiare le recenti difficoltà economia e società italiane hanno eroso molte delle riserve disponibili. Ad esempio: le famiglie hanno ridotto drasticamente il tasso di risparmio per sostenere il loro tenore di vita; i vincoli di finanza pubblica rendono minimi gli spazi di manovra della politica fiscale; l’economia nazionale mostra evidenti difficoltà nella fase di ripresa,meno sostenuta di quella di paesi a noi vicini come Francia e Germania.

L’oggi in quattro parole Quattro parole, in modo particolare, possono aiutare a cogliere il contesto storico dentro il quale ci troviamo ad affrontare, in Italia, i risvolti sociali dell’attuale crisi economico finanziaria.

1. La vulnerabilità delle persone e delle famiglie. Nel nostro paese sono state perse quasi 900 mila unità di lavoro a tempo pieno. È aumentata l’area dell’inattività. L’occupazione cresce prevalentemente nei servizi a più basso contenuto professionale. Si riduce il numero delle posizioni più qualificate. Ciò implica, a parità di altre condizioni, un sottoutilizzo del capitale umano: guadagni più bassi, minori prospettive di sviluppo. I giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi. Una quota sempre più alta di giovani scivola, non solo nel Mezzogiorno, verso l’inattività prolungata,

vissuta il più delle volte nella famiglia di origine. Oltre il 40% dei giovani stranieri abbandona prematuramente la scuola, alimentando un’area di emarginazione i cui costi non tarderanno a diventare evidenti. Le donne vivono un’inaccettabile esclusione dal mercato del lavoro e spesso sono costrette a uscirne in occasione della nascita dei figli. Gli anziani a loro volta sono investiti da una vulnerabilità crescente. Povertà e deprivazione riguardano spesso le famiglie di ultrase

santacinquenni. Molti anziani con gravi limitazioni non sono aiutati né da reti informali, né dai servizi a pagamento, né dalle strutture pubbliche

2. Il Mezzogiorno. Invece di costituire ed essere ritenuto un’opportunità straordinaria per elevare il tasso di

sviluppo dell’economia italiana, il Mezzogiorno presenta segni crescenti di vulnerabilità economica e sociale. Ciò richiede un’attenzione particolare da parte della politica, del mondo produttivo e della società, così da contenere fenomeni di migrazione interna e conseguente depauperamento del capitale umano disponibile.

3. L’Europa. Nella prospettiva della Strategia Europa 2020, emerge che le vulnerabilità richiamate, unitamente ad alcuni ritardi storici del nostro paese, stanno frenando lo slancio dell’Italia verso gli obiettivi concordati a livello continentale. Progressi conseguiti in alcuni campi appaiono decisamente troppo lenti per un grande paese come il nostro

4. Le azioni di informazione, coscientizzazione ed educazione. In questo contesto e dentro queste vulnerabilità, l’Italia ha bisogno di: prendere coscienza dei propri problemi e dei propri punti di forza, per mobilitare le risorse disponibili e accelerare il passo, in tutti i campi; utilizzare meglio l’informazione, per orientare le decisioni collettive e individuali; dare importanza al “fattore tempo”, abbandonando la ben nota preferenza, nel nostro paese, per decisioni dalle quali ci si attende risultati immediati, rispetto a quelle i cui effetti positivi sono differiti negli anni.

Guardando a mete grandi

A fine maggio si è svolta a Roma la 19ª Assemblea generale di Caritas Internationalis, confederazione di 165 Caritas nazionali tra cui Caritas italiana, che opera a favore di decine di milioni di persone e di poveri nel mondo. Significativo lo slogan scelto: “Una sola famiglia umana: povertà zero”. A partire da questa dichiarazione di intenti, sono stati rilanciati quattro macro-obiettivi. Anzitutto, occorre ridurre il rischio e l’impatto delle crisi umanitarie salvando vite umane, curando chi soffre e aiutandolo a ricostruire comunità e mezzi di sussistenza. In secondo luogo, bisogna trasformare i sistemi e le strutture, rafforzando le capacità e l’influenza degli uomini e delle donne che vivono nelle comunità più povere e svantaggiate, affinché possano influenzare i sistemi, le decisioni e le risorse che li riguardano e avere governi, istituzioni e strutture mondiali giuste. Inoltre, è necessario sradicare la povertà estrema, promuovendo

lo sviluppo umano integrale garantendo l’accesso ai servizi di base (acqua potabile, istruzione, cure mediche e

risorse necessarie per vivere dignitosamente). Infine, è opportuno consolidare le competenze organizzative e il

partenariato mondiale, migliorando le competenze organizzative per essere capaci di affrontare le sfide della

povertà nel mondo. Si tratta di impegni ardui, ma già ampiamente sviluppati dalle Caritas nel mondo. La paura, l’insicurezza, la sfiducia e l’abbandono si vincono infatti solo guardando a mete grandi, ardue ma possibili. Occorrono testimoni di dono e speranza, uomini e donne capaci di pensare in grande e di agire nel piccolo della ferialità, di

osare per una meta bella e alta, di pagare il prezzo anche a livello personale per il conseguimento di un fine che

valga la pena: «Il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino» (Spe salvi, Benedetto XVI). Tracciare nuove mappe, far emergere opportunità e rischi, valutare progressi e regressi, sostenere con informazioni affidabili la discussione nel paese, a tutti i livelli: è questo il servizio che Caritas italiana e le Caritas

diocesane possono offrire alla comunità nazionale (oltre che su scala più ampia, tramite le aggregazioni continentale e internazionale), convinte che il futuro passa per decisioni difficili ma lungimiranti, da assumere al più presto, a tutti i livelli di responsabilità, sulla base di un quadro informativo ampio e condiviso, da garantire attraverso una costante lettura esperienziale dei bisogni delle persone.

Nessun commento:

Posta un commento