UNA
SETTIMANA AL SERMIG DI TORINO
Esperienza dei ragazzi in servizio civile nella Caritas di Senigallia vissuta a fine ottobre
Quando
entri nell' Arsenale della Pace, in piazza Borgo Dora a Torino, ti sembra di
trovarti in un' oasi, isolata e del tutto discordante con il resto della città
e con il quartiere circostante, che gode di una reputazione pessima.
L'
immensa struttura, una vecchia fabbrica di armi della seconda guerra mondiale,
all' esterno rude e apparentemente in rovina, ospita in realtà un ambiente
cordiale, ospitale e fraterno, che ti fa sentire subito parte di quella che è
l' anima del Sermig (servizio missionario giovani), e cioè le persone che ne
fanno parte.
La
nostra settimana qui inizia così, con alcune perplessità su quello che avremmo
trovato, affrontato e vissuto. Un membro della fraternità della speranza (così
è definito il gruppo di persone che ha scelto di fare del' arsenale la propria
casa e del Sermig il fulcro della propria vita) ci accoglie a braccia aperte e
ci introduce in quella che è l' ospiteria, una sorta di
"mini-albergo" dove vengono ospitati studenti universitari, famiglie
con bambini con difficoltà, o ragazzi che come noi scelgono di passare del
tempo all'arsenale.
Il
tempo di sistemare le valigie e veniamo subito accompagnati in una delle mense,
tutte al servizio sia degli ospiti che dei volontari. Dopo il pranzo ci aspetta
un giro di esplorazione; l' arsenale è veramente immenso, al suo interno
troviamo un centro di accoglienza femminile, uno maschile, e uno per rifugiati
politici,sale riunioni, uffici, un ampio cortile ornato di edera su tutte le
facciate, un attrezzatissimo studio di registrazione e persino una piccola
università per artigiani e restauratori, oltre a varie strutture di servizio
alla persona. Proprio queste strutture hanno colpito la nostra attenzione: in
primo luogo l' insieme di ambulatori medici specializzati, attrezzatissimi e
usufruibili da tutti con un simbolico contributo di 1 euro; poi l' asilo nido
del' arsenale, che ospita bambini di varie nazionalità per favorire una
maggiore integrazione tra le famiglie, che attraverso i loro piccoli trovano un
importante chiave di dialogo.
Dentro
l' arsenale regna un clima di estrema cordialità tra tutti: i membri della
fraternità fanno di tutto per farti sentire accolto. Partecipiamo al loro
incontro del martedì, in cui si affronta un preciso tema di attualità e si
aprono le porte dell' arsenale a tutta la città e ci accompagnano addirittura
in una parrocchia vicina, dove partecipiamo ad un incontro con Ernesto Olivero,
fondatore del Sermig, momento di grande profondità e che ci permette di
riflettere a fondo su quello che può essere il nostro ruolo per un mondo
migliore.
Per
tutta la settimana svolgiamo alcune ore al giorno di servizio (smistamento di
vestiti, di cibi o organizzazione di incontri per gruppi delle scuole),che ci
fanno capire bene qual è in realtà il punto di inizio di tutte le attività del
Sermig, e cioè il fornire aiuti concreti alle persone in difficoltà e a chi a
sua volta si imbarca in missioni di pace e di aiuto.
A fine
settimana, stanchi ma contenti, ce ne torniamo a casa con il nostro nuovo
bagaglio di esperienze fatte in questi giorni, sguardi che ci hanno riempito il
cuore e la consapevolezza che anche partendo da poco, se ci si crede, si può
costruire tanto. Basti pensare che il gruppo fondatore del Sermig all’inizio
era composto da sole 20 persone, non aveva una sede, e non disponeva di
finanziamenti o dell'appoggio di figure importanti. Oggi, il Sermig ha due
altre sedi oltre a quella di Torino, in Brasile e in Giordania, supporta
missioni in diverse parti del mondo oltre a fornire aiuti e beni di prima
necessità direttamente alle persone. La parte dell' arsenale adibita al Sermig
(solamente i 2/3 del' area totale del' arsenale) è di circa 30000 mq. I lavori
di ristrutturazione dell' arsenale e in generale gli aiuti e le finanze che
permettono al Sermig di operare bene arrivano per il 93% da donazioni di gente
comune.
Qui a
casa continueremo a svolgere nel piccolo il nostro servizio, con la convinzione
che se siamo i primi a credere nel nostro sogno fino in fondo possiamo coinvolgere
anche gli altri nel cammino per farlo diventare realtà.

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